Le Prove Invalsi 2021 si fanno ma non per tutti: ecco le novità

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Prove Invalsi 2021
Prove Invalsi 2021

Le Prove Invalsi 2021 sono state confermate, ma non a tutti gli studenti saranno somministrate. Ecco le date e le modalità di svolgimento.

Novità, date e svolgimento

A confermare che le prove Invalsi 2021 ci saranno è stata la presidente dell’Istituto Anna Maria Ajello ad ANSA che ha dichiarato come dall’incontro con il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi si sia evidenziata la necessità di misurare le competenze degli alunni. Ma cosa cambia e quali sono le grandi novità? Al momento, pare che le Prove Invalsi 2021 potrebbero non esserci per i ragazzi delle classi seconde delle scuole primarie e delle superiori di II grado. Restano, invece, confermate per la quinta primaria, la terza secondaria di I grado e la quinta secondaria di II grado. L’obiettivo è che gli istituti possano organizzare al meglio gli spazi per i ragazzi a cui le Prove saranno somministrate. Ma quale sarà la modalità di svolgimento? Le prove Invalsi 2021 saranno computer based e partiranno a marzo per i ragazzi dell’ultimo anno delle superiori. Queste le date.

Le Prove Invalsi non saranno requisito per l’Esame di Stato

“Spiace davvero dirlo, ma sulla scuola il nuovo Governo partirebbe con il piede sbagliato se decidesse che le prove Invalsi non saranno un requisito necessario per accedere agli esami di terza media e di maturità”. Queste le parole di Pietro Ichino, che è intervento sul tema delle Prove Invalsi. Il giurista, infatti, ritiene che la DAD abbia provocato un’impennata dei voti. “Dopo numerosi anni in cui il voto medio all’esame di maturità fluttuava intorno ai 76 punti, improvvisamente, nel 2020 esso è aumentato di ben quattro punti. Se prima del virus questo voto manteneva un minimo di significatività nel segnalare gli studenti migliori, l’appiattimento “buonista” indotto dalla pandemia pone una pietra tombale sull’utilità di questo esame”. Ecco perché, secondo Ichino, le Prove Invalsi sarebbero “indispensabili nel dare una misura più attendibile della perdita di competenze e conoscenze che gli studenti italiani hanno subito a causa della pandemia“.