La violenza contro la comunità LGBTI in Siria. Il nuovo report di HRW

La comunità LGBTI siriana senza pace, neanche dopo la fuga all'estero.

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soldati con la bandiera rainbow in mano

HRW (Human Rights Watch) ha pubblicato a fine luglio un nuovo report in inglese dedicato alle violenze fisiche e verbali subite dalla comunità LGBTI (sigla che si riferisce alla comunità composta da persone con un’identità lesbica, gay, bisessuale, trans, intersessuale o non binaria) in Siria da parte dell’ISIS e da forze militari filo governative. La ricerca, che prende in analisi il periodo che va dall’inizio del conflitto siriano nel marzo del 2011 fino al momento nel quale gli intervistati non sono riusciti a lasciare il paese per raggiungere come rifugiati il vicino Libano o altre mete, contiene anche parte delle testimonianze dirette delle persone al centro degli atti di violenza raccontati.

I sopravvissuti e le sopravvissute ai brutali omicidi del movimento terroristico (famosi sono i video, parte di un piano di comunicazione ben studiato dai terroristi, che dimostrano le esecuzioni di persone gay, bisessuali e trans lanciate dai tetti dei palazzi) sarebbero state vittime negli anni, secondo la ONG, di stupri, mutilazioni e umiliazioni.
Secondo quanto riportato nel report, che si basa sull’intervista diretta di 44 persone (delle quali 40 persone che si identificano con un’identità all’interno della comunità LGBTI e 4 uomini eterosessuali), le violenze e le minacce venivano perpetrati verso tutti coloro che erano percepiti come non corrispondenti ai classici canoni di mascolinità vigenti nella cultura dominante nel paese. Uomini e donne transessuali (ma anche uomini transessuali semplicemente più effemminati) grazie a questo approccio venivano fermati durante i posti di blocco o le perquisizioni per poi ricevere le aggressioni in loco o eventualmente in carcere dopo l’arresto.

Secondo la ricerca i problemi per i soggetti violati non sarebbero terminati neanche una volta riusciti a fuggire nel vicino Libano, che sarebbe stato sprovvisto di servizi adeguati per far fronte all’emergenza e al bisogno psicologico specifico dei soggetti vittime di violenze omofobe e transofobe in Siria.

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