La pandemia fantasma: violenza di genere e discriminazioni

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La pandemia fantasma

La pandemia fantasma: violenza di genere e discriminazioni ai danni delle donne. Sono tematiche sulle quali si dibatte da decenni ma che, purtroppo, sono ancora all’ordine del giorno. Si parla, non a caso, di pandemia fantasma con riferimento a questa piaga sociale, in quanto purtroppo agisce nel silenzio omertoso di chi guarda senza curarsene. Secondo i dati sconcertanti che emergono da un recente rapporto dell’ONU, si stima che al giorno d’oggi esistono ancora moltissime donne il cui corpo è proprietà privata altrui. Agghiacciante constatare che, nel 2021, in molti paesi nel mondo, centinaia di milioni di donne non siano nemmeno consapevoli dei loro diritti sul proprio corpo. Laddove una donna non è libera di scegliere, di esercitare i propri diritti e di dire “no”, non si può parlare di civiltà.

La pandemia fantasma: cosa significa “possedere il proprio corpo”?

Il corpo è mio e ci faccio cosa desidero. Nessuno dovrebbe arrogarsi dei diritti sul corpo altrui, in un mondo equo e giusto. Purtroppo, nella realtà dei fatti si tratta di un dramma che si consuma quotidianamente. Urla silenziose che rimangono inascoltate denunciano una violazione dei diritti umani oltremodo grave ed inaccettabile. La violenza di genere ha molteplici volti che si esprimono e si riducono in linea di massima ad un concetto retrogrado: “in quanto donna, il tuo corpo non è affare tuo”. Infatti, milioni di donne oggi non possono disporne a proprio piacimento. Il diritto all’autodeterminazione è negato, calpestato e violato. A lato pratico, per milioni di donne è ancora impossibile rifiutarsi di avere un rapporto sessuale, assumere contraccettivi o decidere se e quando avere un figlio, ad esempio.

Questo scenario suscita indignazione, in fondo la qualità di vita di ciascuno di noi dipende proprio dalla libertà di dire “si” o “no”. L’autodeterminazione è la componente imprescindibile per condurre una vita dignitosa e per ottenere l’indipendenza.

Matrimonio forzato e delitto d’onore: cos’altro ancora devono sopportare?

Le norme discriminatorie possono essere rafforzate da istituzioni politiche, economiche, legali e anche sociali, come scuole e media, servizi sanitari, compresi quelli che forniscono assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva“. In molti paesi sottosviluppati, in cui vige la legge del patriarcato, le donne non sono che oggetti di cui disporre a seconda delle necessità. Secondo stime recenti, emerge che oltre 600 milioni di donne siano vittime di matrimoni forzati, prima del compimento dell’età adulta. Le donne divengono così merce di scambio, merce preziosa per concludere un buon baratto. Il dramma delle spose bambine è vivo e pungente, una ferita sanguinante che continua a essere ignorata. Al mondo, il Niger risulta essere il paese con il più alto tasso. In aggiunta, all’orrore si somma altro orrore quando arriva il momento della gravidanza. Sono moltissime infatti, le donne che ogni anno muoiono per complicanze legate al parto poiché prive di assistenza sanitaria e cure adeguate.

Pandemia fantasma: dal matrimonio riparatore alla mutilazione

Il delitto d’onore registra ancora oggi un’incidenza molto alta. La vita di una donna vale molto meno di un’onta, per molte famiglie che ritengono il proprio onore violato. Ogni anno circa 5 mila sono le donne vittime di questa barbarie. Per non parlare della pratica inumana per cui la donna è costretta dalla sua stessa famiglia ad unirsi in matrimonio con il proprio stupratore. Un modo rapido ed indolore per salvare tutti dal disonore. Questo accade in quei paesi in cui non vige alcuna normativa sullo stupro e nei quali vi si pone rimedio mediante il matrimonio riparatore. Un’incuria inaccettabile che si ripete attualmente in oltre 20 paesi. Un’altra pratica devastante a cui molte donne sono soggette è la mutilazione genitale. Un’ulteriore barbarie che è segno di ingiustizia ed arretratezza. Il frutto di pensieri distorti secondo i quali non deve esistere uguaglianza tra i sessi. Circa 4 milioni di giovani ragazze, ogni anno, vanno incontro a questa tortura.

Gli indicatori 5.6.1 e 5.6.2

Un resoconto a tinte scure che dimostra come ancora oggi molte donne subiscano continue privazioni. Versano nell’impossibilità di decidere della propria vita in quanto non ne sono padrone: un quadro allarmante che desta sgomento. In particolar modo in molti paesi nell’Africa subsahariana, in Niger, Mali e Senegal, ma anche in Medio Oriente, oltre il 90% delle donne è derubata della propria autonomia, fisica ed intellettuale. Al fine di misurare, in qualche modo, il livello di autonomia e di dignità delle donne, sono stati fissati indicatori che misurano i progressi delle istituzioni in materia. Il primo è il 5.6.1 e si basa sulla risposta a tre quesiti: “chi decide in merito alla tutela della tua salute?”, “chi decide se puoi assumere o meno contraccettivi?”, ed infine, “sei libera di dire no al tuo partner se non desideri consumare un rapporto sessuale?”. Misura dunque il grado di informazione circa educazione sessuale e cure sanitarie legate alla riproduzione.

Naturalmente, solo qualora le risposte ai tre quesiti esprimano libertà di scelta si può parlare di autonomia e non di coercizione. L’indicatore 5.6.2 invece misura l’esistenza di leggi che garantiscano un completo accesso alle informazioni relative alla salute sessuale e riproduttiva, a partire dai 15 anni d’età. Quanto più si auspica è dunque “un mondo più giusto e più favorevole al benessere dell’umanità, cosa che avvantaggia ognuna e ognuno di noi“.