La notte di Santa Claus

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Il 5 dicembre è una data che ricorre nel calendario di molti paesi europei di tradizione cristiani. Ed è La notte di Santa Claus che rende questo giorno tanto speciale.

Ma chi è davvero Santa Claus?

Sappiamo che si tratta di un signore di mezza età dalla barba folta come zucchero filato e bianca come la neve, sempre sorridente e con un guardaroba non troppo fantasioso. Ma siamo certi che sia tutto qui?

Santa Claus, alias Babbo Natale, è in realtà il frutto di un adattamento. Questo personaggio ridanciano si ispira niente meno che a San Nicola, che fu vescovo di Myra (località dell’odierna Turchia) tra il III e IV secolo d.C.. Si narra infatti che San Nicola fosse particolarmente prodigo nei confronti dei bisognosi e – udite udite – regalasse cibo e denari calandoli dal camino o lasciandoli sul davanzale della finestra.

Vi ricorda qualcosa?

E mica è finita qui. Pare che la sera del 5 dicembre, accompagnato da un Angelo, facesse il giro delle case di tutto il mondo e si accertasse che i bambini buoni avessero dolcetti e piccoli doni.

Dopo il 1500, con l’avvento della Riforma Protestante (tante grazie, Martin Lutero), il culto dei santi venne abolito. Gesù Bambino divenne il giocattolaio designato. E siccome i bambini buoni sparsi per il pianeta erano fin troppi, il buon Gesù pensò fosse il caso di chiamare i rinforzi. Chiese allora a Sinterklaas di aiutarlo. E Sinterklaas, un omaccione vestito di rosso, una mitra per copricapo, il pastorale nella destra e una folta barba, accettò di buon grado.

Col passare del tempo questo personaggio cambiò pelle si adattò ai tempi moderni. Ed ecco che nel 1882 (una longevità da far invidia ad Elisabetta II d’Inghilterra) Clement Clark Moore se ne uscì con un’illustrazione.

Ora il caro Sinterklaas, alias Santa Claus, alias San Nicola (’sto tizio aveva più personalità di Norman Bates) è vestito di rosso e ha messo su un bel po’ di pancetta. Il lavoro e tutto il resto. Sapete com’è. E vivere tutto solo al polo nord non migliora di certo le cose. Vero, ci sono le sue otto renne a tenergli compagnia, ma non è che siano molto loquaci, e con quel freddo non si può pretendere che un omaccione di mezza età si metta in tuta ed esca a far jogging. Per non parlare della TV. Lì neanche ci arriva il segnale.

Qualche anno più tardi, nel 1930, la Coca Cola Company si appropriò dell’immagine del nostro amico e la usò per sponsorizzare la bibita più famosa al mondo. Il manifesto fece il giro del pianeta e in un attimo il nostro omaccione diventò una celebrità (beccati questa, cara la mia Ferragni).

Ed ecco che dilaga il mito di Babbo Natale.

Il vecchio barbuto oggi si è messo in proprio. Ha una slitta, otto renne in grado di prendere il volo e un sacco pieno di regali. Ogni anno, il 24 dicembre, lascia la sua graziosa casetta, lì al polo nord, e distribuisce ricchi premi e cotillons ai bambini buoni di tutto il mondo.

E continuerà a farlo per un bel pezzo.

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