La mediocrità morale renziana e il suo narcisismo politico

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La mediocrità morale renziana

La nostra politica interna spesso si trova ad affrontare paradossi etici, ma mai è tanto bizzarra come la mediocrità morale renziana. Essa è portata come esempio politico dal suo rappresentante, che ignaro, forse, del suo narcisismo mediatico, crea danni politici, forse unici nella storia. Abbiamo già raccontato nei giorni precedenti, in relazione della dichiarazione di Zingaretti, quanto inutile sia Renzi in un contesto di governo. Ma a rincarare la dose in questi giorni, ci ha pensato Bersani, che con estrema lucidità, ha delineato tale l’inutilità.

La mediocrità morale renziana: frutto del suo narcisismo politico?

Potremmo sicuramente dire si. La mediocrità morale messa sul tavolo da Renzi è frutto del suo banale narcisismo politico, incapace di eruttare idee importanti e fondate su un costrutto dialettico colto. Già dalla sua lettere di addio si può scoprire o riscoprire la sua faziosa impreparazione. Nella lettera di commiato da Palazzo Chigi, pubblicata su Facebook l’11 dicembre, l’allora presidente del Consiglio uscente ha scritto: “Di solito si lascia Palazzo Chigi perché il Parlamento ti toglie la fiducia. Noi no”.
Renzi, però, dice una cosa falsa. La mediocrità morale renziana, nasce proprio dalla sua superbia, figlia ovviamente di povertà intellettuale e politica. Per fare un esempio della sua incongruenza morale e politica basta ricordare piccoli fatti. In Italia solamente un presidente del Consiglio ha lasciato Palazzo Chigi perché il Parlamento non confermò la fiducia al suo governo: Romano Prodi, per ben due volte.
La prima volta fu la Camera, il 9 ottobre 1998, a non dare la fiducia al governo, a causa dello strappo di Fausto Bertinotti sulla manovra finanziaria per il 1999. La seconda volta fu il Senato, il 24 gennaio 2008, in questa occasione furono i voti contrari dei centristi a dare il colpo di grazia.


La dichiarazione di Zingaretti a Conte uccide Renzi definitivamente


Bersani rottama Renzi

In questi giorni Bersani ha saputo collocare la mediocrità morale renziana con parole semplici e dirette. “Chiederò di fare brevi lezioni di renzismo. In politica il narcisismo è un bel difetto. C’è chi proroga un’emergenza e poi mette un governo in normale amministrazione, è inconcepibile”. Non a caso, anche Bersani, usa il termine narcisismo. Di fatto il problema nasce proprio da qui, quando devi compensare delle gravi falle, siano morali o intellettuali, il narcisismo diventa la cura perfetta. Utilizzando un metro improprio, si arriva a svilire e demolire criteri base assennati. Bersani aggiunge: “Se ancora non abbiamo capito com’è, chiederò alle tv di fare brevi lezioni di renzismo. In politica il narcisismo è un bel difetto“. Renzi è di fatto un politico difettoso, che ha fatto della sua superbia, del suo narcisismo e della sua impreparazione politica e dialettica, una casa per il fallimento. I suoi continui sproloqui su come l’immortalità altrui sia vigente in politica, dimostra solo la sua incapacità ad un confronto sano e non aperto al miglior offerente. Ricordiamoci che negli ultimi anni, per il suo immaturo quanto inconcepibile atteggiamento politico, lo abbiamo considerato il delfino di Berlusconi.

Il nuovo patto politico

Questo non è il momento per andare alle elezioni, questo non è il momento per una crisi, questo è il momento per rafforzare un patto politico dando anche maggior valore al centrismo. Non è comprensibile per la mediocrità morale renziana, in quanto Renzi è il re dei mistificatori, e Bersani lo chiarisce. “Nessuno disse niente quando si raccolse una ventina di transfughi, si fece cambiare casacca a tre ministri, entrò in campo una formazione che non si è mai presentata agli elettori, basata su uno scarso 3 per cento, e che ora pretende di dettare il compito. E anche aggressivamente. Non ho sentito geremiadi per questi transfughi, e arroganti“. Caro Renzi non è solo una questione politica, ma soprattutto di morale. Onorevole Renzi la lascio con un pensiero di un personaggio che come lei ha utilizzato la morale tatticamente. “Io distinguerei le persone morali dai moralisti, perché molti di coloro che parlano di etica, a forza di discuterne non hanno poi il tempo di praticarla“. (Giulio Andreotti)

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