James Joyce: il criptico autore de l’Ulisse

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“Ombre di bosco fluttuavano accanto silenziose attraverso la pace del mattino, dalla scala fino al mare dove egli guardava. Verso la riva e più a largo si schiariva lo specchio del mare, scalciato da piedi veloci calzati leggeri. Seno bianco del mare velato. Gli accenti intrecciati, a due a due. Una mano che tocca le corde dell’arpa fondendo armonie intrecciate. Parole coniugate come onde bianche scintillanti sulla marea velata.” Per chiunque se lo stia chiedendo queste bellissime parole sono di James Joyce, uno degli autori più importanti della letteratura irlandese e non solo, nato il 2 febbraio del 1882.

Il capolavoro: l’Ulisse

Quasi tutti al nome di Joyce associano l’Ulisse. Il romanzo si articola in 18 capitoli. Ognuno di questi capitoli ha delle caratteristiche peculiari: lo stile, occupa un determinata ora della giornata, gli viene associato un colore, un’arte o una scienza e, come si può evincere dal nome, ha un parallelismo con l’Odissea. Tra questi parallelismi, ad esempio, notiamo i personaggi stessi che restano comunque delle parodie. La tecnica narrativa utilizzata è quella del flusso di coscienza: rappresentare i pensieri così come compaiono nella mente senza bisogno che siano organizzati in maniera logica.

L’Ulisse di Joyce, le particolarità

Inizialmente, il romanzo doveva far parte di di Gente di Dublin. La stesura non fu semplice e, sicuramente, non fu veloce: inizierà a comporlo nel 1914 per terminarlo nel 1921 e pubblicarlo nel 1922. Vengono narrate le giornate e i pensieri di Leopold Bloom, un agente pubblicitario. Tramite i suoi pensieri vengono narrati lo squallore e la monotonia di Dublino stessa.

Joyce e la religione

Una riconciliazione tra Joyce e la fede avvenne nella sua vita adulta, prima della sua morte. Molti studiosi, nelle sue opere, hanno sottolineato la presenza di un autentico spirito cristiano. Egli ha sempre avuto un approccio dialettico in cui non sosteneva ma non negava apertamente. «Il moderno James Joyce può avere resistito vigorosamente contro il potere oppressivo della tradizione cattolica. Ma c’era un altro Joyce, dietro di lui, che rivendicava la sua fedeltà a quella tradizione, e non l’abbandonò mai, né volle abbandonarla», citando Andrew Gibson.