Si dice cheese quando si fa una foto: Perché?

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macchina fotografica e fotografie

Si dice “cheese” e si fa la foto. Molto probabilmente sono queste le parole che vengono ripetute la maggior parte delle volte che viene scattata una foto. Cosa c’entra il formaggio con una fotografia?

Perché si dice “cheese”?

Ogni volta che si sta per scattare un’istantanea del momento, quello che è certo è che alla parola “cheese” gli angoli della bocca si alzano, le guance si sollevano e i denti diventano visibili, per la posa migliore. Nessuno può dire con certezza chi abbia coniato la frase, né sappiamo con certezza perché sia stata scelta questa particolare frase per far sorridere.

La frase ‘si dice cheese”

Sembra essere stata usata per la prima volta con questo scopo intorno agli anni ’40, con uno dei primi riferimenti che apparve in un giornale del 1943 chiamato The Big Spring Herald: “Ecco una cosa che dovete sapere: una formula per sorridere bene nelle foto. È semplice, dovete dire “cheese”. L’ho imparato da un politico”. Si pensa che il “politico” citato all’interno del giornale non fosse altro che Franklin D. Roosevelt. Tuttavia, non ci sono delle prove a sostegno di quanto detto. Quello che è certo, però, è che il “cheese” si diffuse poco dopo.

Dove si dice la parola “cheese”

Cheese , ovvero formaggio in inglese, crea il movimento che le labbra hanno nel pronunciare questa parola simula il sorriso. Questa tradizione pare risalga agli inizi del secolo scorso, e la parola cheese è usata in Inghiterra, Italia e paesi del Nord. In Spagna dicono invece “patata”, in Svezia “omlette” e in Corea “kim chi” (cavolo).

Prima della frase “si dice cheese”

Prima di “formaggio” come frase prima di una fotografia, pensate, era utilizzata la parola “prunes” (letteralmente “prugna”) – soprattutto in età vittoriana (dove iniziò a diffondersi anche il Natale). La parola prugna, infatti, mostrava un’espressione seria, poiché al tempo il sorriso era “socialmente accettato” nelle foto solo su bambini, contadini e ubriachi.

All’epoca della Regina Vittoria

La tendenza era pressocché la stessa: essere serio davanti all’obiettivo era bello ed accettabile. Mentre ridere o sorridere era sinonimo di sbronza, di ‘scuffia’, o era prerogativa dei soli bambini. Una fotografia, scriveva ad esempio Mark Twain “è un documento importante, e non c’è niente di peggio che lasciare ai posteri uno sciocco, stupido sorriso catturato e fissato per sempre”. Anche il celebre scrittore ed umorista statunitense dunque aveva le idee chiare riguardo all’espressione da avere davanti alla macchina fotografica.

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La storia

Con l’andare degli anni (e lo studio della Kotchemidova lo dimostra) il modo di fotografare è andato modificandosi, andando di pari passi con lo sviluppo della tecnologia e col modo di porsi davanti all’obiettivo. Se fino alla metà dell’Ottocento era vietato sorridere, dai primi del Novecento divenne una consuetudine, secondo la Kotchemidova fu l’avvento di due fotocamere. La Pocket e la Brownie, proposte dall’azienda di George Eastman Kodak e destinate a cambiare per sempre la storia della fotografia. A modificare l’atteggiamento dei soggetti davanti all’obiettivo di fronte ad un’apparecchiatura più moderna, in cui i tempi di scatto erano notevolmente ridotti.

Il sorriso nelle foto

Inizialmente, invece, per impressionare la pellicola le persone ritratte dovevano rimanere immobili per diversi secondi, cosa che ne penalizzava evidentemente l’espressione. Cominciarono a mostrarsi sempre più sorridenti, complici il diffondersi della fotografia amatoriale e le pubblicità di aziende come Kodak. Infatti il celebre lo slogan diceva: “Tu premi il pulsante, noi facciamo il resto”.