Iran: sentenza sui cristiani fa sperare nella libertà religiosa

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Iran: sentenza sui cristiani

La Corte Suprema dell’Iran con una sentenza ha stabilito che l’appartenenza a una “chiesa domestica” non rende i cristiani “nemici dello Stato”. Dunque, sebbene la sentenza non sia sufficiente da sola per stabilire un “precedente” ufficiale, tuttavia ha il potenziale per influenzare tutti i casi attuali e futuri. Che coinvolgono i cristiani persiani. La decisione è stata emessa nel caso di nove ex musulmani convertiti dall’Islam al cristianesimo. Che stanno scontando condanne a cinque anni. Con l’accusa di “azioni contro la sicurezza nazionale“. Poiché secondo la dottrina islamica la conversione dall’Islam a un’altra religione è proibita. 

Iran, sentenza sui cristiani: cosa stabilisce?

I cristiani iraniani convertiti, non possono dunque, partecipare alle attività rituali e alle preghiere nelle chiese ufficiali. A causa del fatto che la conversione è un’attività illegale. Ed considerata deviante dalle autorità di Teheran. Che può portare anche a una condanna a morte per Ertedad, l’apostasia. Ed è per questo motivo che si è affermata una rete di “chiese domestiche“. Cioè piccoli gruppi di cristiani che si riuniscono per pregare in case private. Perciò questa sentenza è significativa. Perchè dovrebbe aprire la strada al rilascio dei nove cristiani. Difatti la Corte Suprema iraniana afferma che:“promuovere il cristianesimo e fondare una chiesa domestica non è da considerarsi reato. La formazione di queste società e gruppi non è una violazione degli articoli 498 e 499 del codice penale islamico. Relativi all’appartenenza o all’organizzazione di “gruppi anti-statali”. Un passo importante. Perché gli articoli 498 e 499 sono utilizzati nelle condanne dei prigionieri iraniani di coscienza cristiani.

Le reazioni delle organizzazioni per la libertà religiosa

Open Doors UK & Ireland e Article18, organizzazioni non-profit impegnate nella promozione della libertà religiosa in Iran e nella difesa dei cristiani perseguitati, hanno accolto con favore questa sentenza. In quanto dà ai cristiani in tutto l’Iran la speranza di pregare nelle loro case. Invitando tra l’altro, le autorità iraniane a consentire ai cristiani di lingua persiana di radunarsi liberamente. Affinchè possano vivere la fede senza timore di arresti e incarcerazioni. Attualmente in Iran le chiese di lingua persiana, ne sono soltanto quattro. Tutte sorvegliate dal governo. E con il divieto di accogliere visitatori esterni.