venerdì, Aprile 19, 2024

Il non-giornalista Feltri rischia il carcere

Una parola sbagliata quanto può costare? Sarebbe una domanda da fare a Vittorio Feltri che rischia il carcere. Anche se una risposta certa ce la può dare solo il Tribunale di Catania quando si esprimerà il 5 ottobre. La seconda domanda è: quanto è labile il confine tra libertà di parola e/o stampa e offesa gratuita a discapito della dignità? Forse questione di buon senso, ma allora non potremmo mai fare questa domanda al buon direttore.

Perché Feltri rischia il carcere?

Chi non conosce Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Libero ha sempre utilizzato titoli sensazionalistici, spesso fuori dagli standard comuni. La libertà di stampa è anche questo, il poter osare con le parole. Ma quando questa libertà arriva a denigrare una persona e ad offenderla allora possiamo parlare ancora di libertà di stampa? O in questo caso si parla solo di etica? È il caso di Virginia Raggi, sindaco di Roma, che ha deciso di citare in tribunale il direttore per un titolo a lei rivolto. “Patata bollente” l’hanno definita sul giornale di Feltri il 10 febbraio 2017. Su Facebook la Raggi ha dichiarato: “Un titolo vergognoso e vile, carico di odio per le donne e di sessismo”. E ancora “Feltri è libero, come del resto devono esserlo tutti, di esprimere qualsiasi giudizio ma non di offendere. Io non mi stancherò mai di rappresentare questa voce e di stare dalla parte di tutte le donne”. Il Tribunale di Catania ora ha richiesto 3 anni e 4 mesi di carcere e 5 mila euro di multa. L’ultima udienza si terrà il 5 ottobre e successivamente la palla passerà alla camera di consiglio per la sentenza.

L’articolo violato

L’articolo che condanna un giornalista per diffamazione è il n°13 della legge 47/1948. La legge prevede una reclusione da 1 a 6 anni e una multa in caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa. Solo negli anni 90 la legge è stata allargata anche a radio e televisioni. Letto questo articolo la sentenza sembra quasi scontata se non fosse che nel 2020 la Corte Costituzionale ci ha messo lo zampino. Infatti dopo una revisione voluta dai Tribunali di Bari e Salerno la Corte Costituzionale chiese al legislatore (Stato) di rivedere la legge perché incostituzionale. Secondo la Corte il rischio di detenzione limita la libertà di espressione dei giornalisti e, conseguentemente, implica una minore sorveglianza sui poteri nazionali. La proposta fu accolta positivamente dichiarando che erano in corso alle Camere vari progetti di revisione della legge sulla diffamazione a mezzo della stampa. Nel 2021, visti i risultati nulli ottenuti dalle Camere, la Corte Costituzionale ha dovuto dichiarare incostituzionale l’articolo 13 della legge 47/48 con la pronuncia numero 150 di luglio 2021. La pronuncia è valida anche per i mezzi di tv e radio. Ma, in caso di gravi diffamazioni, il giudice può avvalersi dell’articolo 595 del codice penale sulle ordinarie diffamazioni. E quindi?

Quindi cosa rischia Vittorio Feltri?

Quindi probabilmente Feltri rischia una multa, ma non può certo dormire tra due guanciali. Se il Tribunale di Catania si avvalesse del Codice Penale può rischiare una reclusione da 6 mesi a 3 anni oppure una multa. Poi se Feltri ha una fedina penale pulita quasi sicuramente si ritroverà con una multa e forse con un indennizzo da versare alla persona diffamata. Se il Giudice si dovesse svegliare proprio male però le possibilità le ha tutte per far passare un brutto 5 ottobre al direttore. La reclusione può essere applicata solo in caso di eccezionali casi di gravità. Sarà il Giudice a dare il peso alle accuse di sessismo e diffamazione di Virginia Raggi e determinare se Feltri rischia il carcere davvero.

Tutto è concesso per vendere copie?

Le infelici uscite di Feltri sui giornali e nelle tv sono conosciutissime. Come dimenticare i commenti sul suo giornale sul governo Conte “Lasciamo a Conte il suo zoo pieno di ter…. e ostile al Nord che li mantiene tutti”. Oppure un titolo su Libero come “Calano fatturato e PIL e aumentano i gay”. Potremmo continuare per ore ma abbiamo una dignità e ci sanguinerebbero gli occhi. Di certo questa è la prova che non è la prima denuncia che si ritrova addosso. Ma il giornalismo secondo Feltri in Italia nasce per polemizzare, non per informare. Mi dispiace contraddirlo ma i giornali servono proprio per informare ed è chi non ci crede più come lui che ridicolizza tutta la categoria. Un giornale serve per informare. Matematicamente quindi Libero non è un giornale e Feltri è un non-giornalista. È un polemico da palcoscenico. È più probabile che verrà ricordato come uno che faceva ridere (poca gente) in tv piuttosto che come giornalista. Preferiamo di gran lunga i nostri modi pacati e un’informazione fatta almeno con toni decorosi. Ripaga di gran lunga la minor notorietà.


Un altro esempio di strategia mediatica ritortasi contro? Eccolo: Luca Morisi e Lega Nord: social effetto boomerang?


Jari Girardi
Jari Girardi
Giornalista non giornalista. Scrivo per diletto ma provo qualcosa nel raccontare la verità. Ironico, a volte troppo. Non so farne a meno e continuerò. Sarcastico quanto basta. Polemico costruttivo, di distruzione ce n'è ormai troppa. Ho passione per la batteria, la chitarra, la musica in genere, gli animali e la mia moto. Convivo con la mia ragazza, una tartaruga, una gatta e un cane. Nel tempo libero ho un lavoro fisso ma niente di serio.

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