sabato, Aprile 20, 2024

Il mistero delle intercettazioni dell’ex pentito Scarantino

La poliziotta che faceva parte del gruppo investigativo Falcone e Borsellino, nel processo sul depistaggio sulle indagini della strage di via D’Amelio di Caltanisetta delle ”telefonate mute” afferma tutte le anomalie di funzionamento sulle telefonate non registrate o mute.

Cosa ha dichiarato la poliziotta sulle intercettazioni di Scarantino?

Dopo la strage di via D’Amelio, nei brogliacci contenenti le intercettazioni del’ex pentito Vincenzo Scarantino, il falso pentito che fece condannare con le sue dichiarazioni delle persone innocenti. La poliziotta in aula ha affermato che c’erano delle anomalie, delle fasi mute o non registrate al funzionamento della registrazione. La poliziotta Carmela Sammataro, interrogata dall’avvocato Giuseppe Panepinto, legale di Mario Bo, il poliziotto accusato insieme ad altri tre colleghi per calunnia aggravata a Cosa nostra. Secondo i pm i poliziotti avrebbero indotto l’ex pentito Vincenzo Scarantino a rendere false dichiarazioni. L’avvocato Panepinto, in udienza esibisce dei brogliacci con la firma della poliziotta, dove non è indicata né una telefonata in partenza né in arrivo, ciò si scriveva in mancanza di linea, o di collegamento telefonico. Oppure su altri brogliacci c’era scritto non stampa, indicante la chiamata di Scarantino. La poliziotta risponde, che succedeva spesso, bisognava chiamare i tecnici della Sip per ripristinare la linea. Si facevano delle prove tecniche e poi si trascriveva la ripresa del servizio.


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Le dichiarazioni di un altro poliziotto

Un altro poliziotto Giuseppe Cirrincione, è stato sentito in un interrogatorio precedente alla Sammataro. Faceva parte del gruppo Falcone Borsellino. Cirrincione, era sovrintendente alla squadra mobile di Palermo. Ha dichiarato: ‘’Il 19 luglio ero libero dal servizio ma il pomeriggio dopo la strage sono rientrato in ufficio a disposizione racconta in aula. Abbiamo fatto delle perquisizioni in un albergo e poi siamo rientrati in ufficio”. Egli svolgeva prevalentemente degli accertamenti anagrafici presso altri Comuni. Rimase nel gruppo Falcone Borsellino per quattro mesi. All’epoca c’era il dottor Salvatore La Barbera e poi successivamente arrivò anche il dottor Bo, l’imputato del processo. Giuseppe Cirrincione ha dichiarato, che effettuò dei pedinamenti durante quel periodo, in particolare un dipendente della società Sip. Quando l’avvocato gli ha chiesto se era a conoscenza di eventuali intromissioni per incastrare qualcuno, il poliziotto Cirrincione ha risposto seccamente no. Su Scarantino, ha dichiarato di aver fatto delle attività di verifiche, in particolare si recò insieme ad altri colleghi per dei controlli ad un cantiere e riscontrò effettivamente quello che aveva dichiarato lo stesso Scarantino. Furono trovate delle bombole in un gabbione. Il processo riprenderà il 30 Aprile per ascoltare dei testimoni della difesa di Mario Bo.

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