Omicidio mafia: da Renata Fonte agli ideali di Falcone e Borsellino

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Renata Fonte

Oggi, in una giornata di festa che, coincide con la resurrezione di Gesù cristo per i cristiani, voglio ripercorrere un fatto che di umanità e Cristianità ne ha poca, ma che comunque, pare sembra avere una connessione. Ricordiamo allora Renata Fonte, donna uccisa dalla SCU nel 1984.

Chi era Renata Fonte?

Ho accennato poc’anzi alla Cristianità, ripercorsa in questo giorno di Pasqua. Non che la festività c’entri qualcosa, ma focalizziamoci un secondo sulla religione. La lotta alla mafia è una di quelle tematiche che corre al di là dei valori umani, della paura e della stessa volontà. Ma che cosa centra l’essere cristiani in tutto questo? Ebbene, sono figlia di un siciliano, scappato a soli 12 anni da quel luogo che sembrava essere vittima e spettatore allo stesso tempo, di qualcosa che stava sfuggendo di mano all’umanità. Un uomo che ha temuto per la propria vita a causa degli ideali del padre, ripercorsi poi nelle proprie vene. La rappresentazione dei cosiddetti “uomini di onore” spesso rappresentati estremamente credenti, non è finzione. Per anni ho cercato di trovare una connessione logica fra il male e la religione e, l’ho trovata solo pensando al perdono. Questo associato alla paura e, forse alla scelta fra “il bere e l’affogare”. Beh certo non giustifica alcun fatto, alcuna morte o atto intimidatorio, ma alla fine, tutti abbiamo paura di un giudizio superiore.


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Gli ideali fino alla morte

Rifacendomi ad una delle frasi che, in assoluto preferisco di Giovanni falcone, comprendiamo gli ideali di coloro che fino alla fine, li hanno mantenuti. “Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno”. Credo che si tratti dell’espressione massima di quello che ad oggi, sono fatti storicamente emblematici. La lotta del giudice, la consapevolezza della morte, ma il proseguire nonostante tutto. E ancora, la battaglia impugnata da Paolo Borsellino, la famosa valigetta scomparsa e, le idee mai realmente finite. Perché per entrambi non ci siamo dimenticati la scelta fatta; il combattere nonostante la morte fosse l’unica via che con certezza avevano calibrato. Tornando a Renata Fonte, una donna, una maestra ed una madre. Una lotta alla trasparenza della democrazia, in un contesto dove a quell’efferato omicidio, non si seppe nemmeno dare un nome. Uccisa con tre colpi di pistola nel 1984 e strappata alla vita della propria famiglia per i propri ideali. Il fine era la lottizzazione dei terreni di Porto Selvaggio e, Renata, era un personaggio troppo scomodo.