Il ministero per la disabilità: la discriminazione istituzionalizzata

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Ho aspettato a scrivere questo editoriale. Ho aspettato che passasse la delusione, per poter scrivere a mente più serena. Ma quel momento, in cui il Presidente Draghi, ha elencato i nomi dei nuovi/vecchi ministri resterà nella mia mente per parecchio tempo. Ero seduta sul divano, nell’appartamento di Roma che mi ospita quando sono nella capitale. “Ministero per la disabilità” ha detto. Credo di aver strabuzzato gli occhi, perchè anche mia figlia di 11 anni mi ha guardata come se stessi male. E’ che non ci potevo credere. Italia, anno 2021: indietro di 100 anni.

Il ministero della disabilità era necessario?

No. E lo dico da persona che qualcosa ne sa. Da 8 anni ormai divido la mia vita quotidiana con sedia a rotelle, stampelle, medicinali, visite, ASL, INPS, pedane inesistenti, mezzi pubblici inaccessibili e tante altre cose. Ma no, un ministero per la disabilità non è la soluzione. Non siamo, noi disabili, una categoria a parte. Siamo persone, cittadini, che desiderano essere considerati come tutti gli altri. Non ambiamo ad un trattamento diverso. Non desideriamo essere protetti e tutelati. Desideriamo solo essere trattati come tutti. Invece questo Governo pensa a noi dedicandoci un ministero ad hoc. Senza portafoglio. Il che vuol dire che di effettivo questo ministero farà pochissimo, qualche idea sulla carta che resterà sulla carta per decenni. Come succede sempre. Come successo in passato. Qualcuno obietterà che questo ministero può intervenire su tutti gli ambiti della vita di una persona e quindi aiutare a migliorare la vita di una persona con difficoltà oggettive. In realtà, se anche lo facesse, lo farebbe a discabito di una categorizzazione che non include ma rende differenti. Ingresso separato per i disabili, perché serve la rampa, quindi entriamo da ingressi laterali o secondari. Trasporto pubblico carente? Nelle migliori delle ipotesi delegano le associazioni ad aiutarci negli spostamenti. Nella peggiore attrezzano i mezzi per poi rendere inutilizzabili le strutture dedicate in assenza di personale specializzato. Che spesso devi prenotare con almeno due giorni di anticipo. Negozi inaccessibili? “Sono privati non possiamo imporre la rampa.”


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L’affronto a un sistema di integrazione

Solo un partito che mira da sempre a fare differenze poteva riuscire a pensare di creare uno dei ministeri che in tre parole riesce a cancellare anni di studi e ricerche sull’integrazione. Sno anni che l’OMS cerca di definire un concetto essenziale: Vanno definiti gli spazi, rivisti gli approcci sociali e linguistici per evitare le categorizzazoni. Non Non vogliamo essere integrati. Si integra qualcosa di esterno al sistema cercando di adattarlo al sistema stesso. Vogliamo essere inclusi nel sistema, un sistema che non fa differenze e non si deve adattare a noi, ne noi a lui. Sarebbe bastato che ogni altro ministro, nella propria materia di competenza, avesse incluso le attenzioni necessarie a rendere completamente inclusivo il settore. Il ministro dell’istruzione avrebbe pensato a rendere le scuole inclusive, quello dei traporti ai mezzi pubblici, quello della sanità ai trattamenti, e cosi via. Invece noi siamo diversi. E ci spetta, che culo, un ministero tutto nostro. Cosi possiamo fare qui le nostre istanze, che poi vengono rimbalzate per competenza ad altri. Certo, dalla Lega non ci si poteva aspettare un esempio sociale diverso da quello cui sono abituati. Fa bello dire che loro pensano ai meno fortunati. Fa prendere voti. E in politica quello conta. Posso capirlo. Non capisco quelli che li hanno assecondati. Lo chiamano “il governo di migliori” io vedo il solito minestrone riscaldato e anche un po’ scaduto. Scusa Renzi, sai che ho un debole per te, ma questa ci metterò un po’ a digerirla. Forse alla minestra a sto giro preferisco la finestra.