Il costruttore Solness

Si torna al teatro introspettivo e moderno. Al piccolo teatro Grassi di Milano è infatti in scena, fino al 12 maggio, una delle opere più significative di Ibsen: Il costruttore Solness. Si affrontano quindi le contraddittorie sfumature dell’animo umano. Il grande Piccolo mette in calendario il maestro norvegese, che ha “inventato” il teatro moderno e che ancora oggi è il più rappresentato dopo Shakespeare.

La piéce ha quali protagonisti uno dei nomi più importanti del teatro italiano, quello di Umberto Orsini e quello Lucia Lavia, classe 1992, attrice di grande talento e di cui sentiremo molto parlare. La regia è curata da Alessandro Serra. Presenti sul palco: Renata Palminiello, Pietro Micci, Chiara Degani, Salvo Drago e Flavio Bonacci. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Orsini e dal Teatro Stabile dell’Umbria.

Umberto Orsini in una scena dello spettacolo

Lo spettacolo

Senilità e gioventù, egoismo inconscio e senso di colpa. Quale bagaglio di fantasmi che arrivano dal nostro passato ci portiamo dentro? E l’incontro con la giovinezza, prima temuta quando è persa,  ci può forse salvare dall’ineluttabile destino che è quello di sfiorire con il passare del tempo? Il costruttore Solness  propone questa riflessione.

Solness, (Orsini) è un anziano e facoltoso costruttore edile, ma nel suo passato nasconde una grave vicenda, che ha portato la moglie in uno stato depressivo ormai irreversibile. Episodio che paradossalmente è alla base del suo successo economico. Nella sua vita, fatta ancora di lavoro e egocentrismo, entra una giovane donna Hilde, affascinata fin da bambina dal facoltoso e affascinante imprenditore. Tra Hilde e Solness nasce una relazione, nonostante la notevole differenza di età e le paure del protagonista che comunque cede alle lusinghe della giovane donna. Solness ha però una grande debolezza. E’ un costruttore ma, per timore, non è mai salito su una impalcatura.

In un momento di “riaffermazione” della sua giovinezza, il protagonista dimostra all’ amata, che nonostante l’età, le vette possono essere ancora scalate e le paure affrontate. La vita però non permette spesso di andare contro natura. Arriva il momento in cui il limite non deve essere purtroppo sorpassato

Lucia Lavia

Conclusioni

Spettacolo dalle scenografie cupe, dark;  quasi inquietanti nelle aperture e chiusure dei finti muri presenti in scena. Orsini, molto più giovanile dei suoi 85 anni, è affascinante e decadente nel ruolo di Solness, un uomo  che a dispetto della tirannia del tempo, mantiene comunque un grande carisma. Lucia Lavia non porta in scena una banale lolita civettuola alla ricerca del suo pigmalione, ma una giovane donna intelligente e introspettiva, più matura della sua età.

Nello spettacolo la relazione che si instaura tra i due è più che altro evocata. Lo scandalo del triangolo amoroso non diventa colpa per la società, ma condanna per se stessi. L’amore è morte quando comporta un sacrificio che supera i limiti umani, e che la condizione di “amante” nel senso di colui che ama,  spesso ci fa dimenticare.  Spiega Orsini: “E’ la storia di tanti assassinii. Giovani che uccidono i vecchi spingendoli ad essere giovani  e vecchi che uccidono se stessi nel tentativo di raggiungere l’impossibile ardore giovanile”.  

Umberto Orsini in una scena dello spetacolo

La leggenda vuole che Ibsen abbia scritto questa sceneggiatura dopo delle storie amorose con donne molto più giovani di lui.  Il maestro norvegese affronta un tema esistenziale dal finale poco felice. Vale la pena morire per amore, alla ricerca di una gioventù perduta, o è più confortante accettare il trascorrere del tempo, adeguandosi ai cambiamenti e accettandosi per quello che si è e che si diventerà? Domanda difficile, soprattutto ai nostri tempi, dove invecchiare è un aspetto che alla nostra società non piace. Una sorta di tabù post-postmoderno. La giovinezza diversamente è condizione da preservare il più possibile, al limite del grottesco, e spesso con grande e inutile sacrificio.

Lo spettacolo dai ritmi piuttosto lenti,  riporta a teatro un momento di analisi necessaria, e che comporta una rappresentazione equilibrata e non  urlata. Il viaggio nei sensi di colpa e in un amore impossibile di fatto  è solo  un percorso interiore che trasforma la tragedia quasi in normalità.

Rappresentazione per palati raffinati e che amano andare un po’ in profondità. Numeroso il pubblico presente in sala e che forse si aspettava un finale “letteralmente” tragico. Ma la vera  tragedia è un vortice nero nel quale veniamo semplicemente risucchiati.

Per informazioni e prenotazioni: www.piccoloteatro.org

https://www.piccoloteatro.org/it/2018-2019/il-costruttore-solness?gclid=EAIaIQobChMI9ur11pXf4QIVSSjTCh2LpA3oEAAYASAAEgKYrfD_BwE

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