sabato, Aprile 13, 2024

I femminicidi in Italia raccontati da La27ora

Dal 2012 ad oggi i femminicidi in Italia sono stati mille. Di certo è un numero per difetto, ma bisogna andare oltre i numeri perché dietro di essi ci sono state persone e, in particolare, donne.

I femminicidi in Italia: i racconti


Les droits de la femme dans la société d’aujourd’hui


La prima si chiamava Lenuta Lazar. Veniva dalla Romania, in Italia si prostituiva da un mese. Aveva 31 anni, Lenuta, i capelli con le meches bionde, le sopracciglia curate, un sorriso dolce. È stata uccisa la notte del 2 gennaio 2012 da Sergio Rubini, 31 anni, che prima l’ha straziata con 23 coltellate poi si è disfatto del corpo gettandolo da un ponte nel canale dove era solito andare a pescare. Lenuta è stato il primo nome di La27ora, il primo dei mille femminicidi che contiamo oggi dal 2012. L’idea di creare un “osservatorio” che monitorasse un fenomeno le cui cifre sono impressionanti, è nata proprio dall’impegno delle giornaliste di La27ora. Perché le vittime della violenza di genere non fossero solo un numero ma un monito a non dimenticare.

La27ora: cos’è?

La ventisettesima ora è il blog femminile di Corriere.it nato nel 2011. Racconta le storie e le idee di chi insegue un equilibrio tra lavoro (che sia in ufficio o in casa), famiglia, se stesse. Il nome nasce da uno studio secondo il quale la giornata delle donne in Italia dura 27 ore allungandosi su un confine pubblico-privato che diventa sempre più flessibile e spesso incerto. Tempi di multitasking, per scelta e/o per amore. Il blog è curato da giornaliste del Corriere, accoglie contributi e spunti di tutta la redazione, ma è soprattutto uno spazio aperto alle lettrici e ai lettori che vogliono condividere avventure e disavventure quotidiane.

La questione riguarda tutti


Kuwait: proteste contro la violenza sulle donne


Non possiamo dire che non ci riguarda: in Italia ogni tre giorni una donna viene ammazzata da un marito, da un compagno, da un ex che non si rassegna a essere tale. Nove anni, quelli raccontati da La27ora, di femminicidi, di donne uccise in quanto donne. Nove anni di violenza di genere inflitta con spietata determinazione allo scopo di annientare, cancellare, distruggere con lo stalking, le botte, le minacce. Uomini “maltrattanti”, padri, fratelli, figli, mariti e fidanzati o ex che picchiano e uccidono con ogni cosa a loro disposizione. La violenza di genere non conosce differenze di ceto, età, cultura e confini geografici: è un fenomeno trasversale. 

Alcuni nomi

Ottanta colpi di mattarello per Stefania Cancelliere, 39 anni, mamma di tre bambini: a ucciderla, il 28 giugno 2012, l’ex marito Roberto Colombo, medico oculista.
Fortuna Bellisario, 36 anni, dopo anni di sevizie è stata massacrata dal marito Vincenzo Lopresto, 41 anni, con una stampella ortopedica. 
Fatima Zeeshan, 28 anni, era all’ottavo mese di gravidanza: il marito Mustafa, 38 anni, l’ha riempita di calci e pugni e poi l’ha strangolata. Stessa sorte è toccata a Jennifer Zacconi, 22 anni: quattro giorni prima della data prevista per il parto, l’uomo con cui aveva una relazione, Lucio Niero, 34 anni, sposato e padre di due figli, l’ha massacrata di botte, poi le ha messo le mani al collo e l’ha strangolata. Pensando fosse morta l’ha seppellita in una buca, saltandole a piedi uniti sulla schiena fino a spezzarle la colonna vertebrale. L’autopsia ha rivelato che Jennifer respirava ancora quando è stata coperta di terra.

Non è finita qui

Rosalia Garofalo, 54 anni, è stata uccisa “come una pecora da macello”: tre giorni di botte e sevizie fino a che il marito, Vincenzo Frasillo, che lei aveva denunciato per violenze salvo poi ritrattare per paura, non si è deciso a chiamare i soccorsi. Era troppo tardi.
“Mi ha picchiata per cinquant’anni” sono state le ultime parole sussurrate da Concetta Di Pasquale, 78 anni, uccisa a bastonate dal marito Salvatore Plumari, 92 anni.
In casa di Maila Beccarello, 37 anni, il sangue era ovunque: sulle pareti, nelle stanze, nel bagno. Sul referto dell’autopsia il medico legale ha scritto che il marito, Natalino Boscolo Zemello, 35 anni, l’ha uccisa con “violenza estrema e reiterata”: non solo calci e pugni ma anche coltellate e bastonate. Una lite cominciata in giardino e finita tra le mura domestiche dove Maila ha cercato invano riparo: aveva fratture alle costole e al cranio, il naso rotto, lividi su tutto il corpo, una emorragia in testa. Maila è infine stata colpita anche con un coltello da cucina che le ha provocato ferite sulla coscia e a una mano.

I femminicidi in Italia: gli orrori

Ecco quanto orrore c’è stato e purtroppo continua ad esserci, ecco la sofferenza indicibile di queste donne. Avrebbero potuto essere salvate? Ci sono stati giorni in cui aggiornare questa “Spoon River” infinita ha rappresentato un compito impossibile da portare a termine. Cercare le foto delle donne uccise per dare loro una identità: un volto, non solo un nome e una data di morte. Donne, ragazze, bambine. Un elenco senza fine. Una strage da fermare.

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