Il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia, questa è stata istituita dall’Unesco durante le sedute del 1999 a Parigi.

Viene riconosciuta alla poesia la sua capacità aggregatrice, di creazione del linguaggio, di veicolo di espressione e manifestazione della diversità culturale. Inoltre, essa è vista quale metodo per porre in discussione l’uso corrente della lingua e quindi, come strumento d’innovazione.

La poesia è patrimonio di tutte le civiltà perchè in essa tutte si riconoscono, infatti ognuna ha un retaggio poetico dove rispecchiarsi.

La poesia è misura e ritmo che scandisce un ordine presistente, è luce nelle tenebre. Essa proviene dalla cultura, dall’eredità del passato e irrompe con novità nel presente.

La tradizione poetica italiana ci pone in un luogo privilegiato nel mondo, come civiltà costruita su una lirica, plasmata a partire da svariate influenze culturali, ma con una passione comune per la misura e per l’armonia.

Da dove viene la poesia

La poesia nei suoi inizi, aveva un carattere liturgico, per cui la ritroviamo nei testi sacri, scritti in una lingua fondata sul ritmo. La poesia ha quindi un carattere di veggenza, è un linguaggio più elevato che trasmette un messaggio divino.

Ma la poesia subisce con il tempo un processo di laicizzazione che inizia già con Aristotele e che la portano ad essere un genere a sè stesso, mentre in precedenza era priva di autonomia espressiva. Quindi il poeta non è più l’interprete della parola divina perchè l’oggetto del suo versificare diviene umano. Perciò si passa dal cantare la poesia a leggerla per sè, o al limite a voce bassa.

A cosa serve la poesia?

Tutti ricordiamo il noto scritto del poeta Giuseppe Parini (1729-1799), “Discorso sopra la poesia”, che cerca di dare risposta a questo quesito. Egli sostiene che ogni civiltà ha appreso le arti necessarie come l’agricoltura o la caccia. Ma visto che l’uomo vuole vivere bene, ha procurato d’imparare anche quelle arti che lo dilettano e non solo quelle che lo mantengono in vita. La poesia è stata quindi sviluppata da tutti i popoli col fine di sortire diletto per cui essa “sembra in certo modo appartenere all’essenza dell’uomo”. Se poi invece ci si chiede da cosa desumiamo che la poesia susciti piacere, basta vedere i “segni” che essa provoca, perchè a differenza della prosa, “esprime più arditamente e più sensibilmente i nostri pensieri”.

La poesia oggi

Che posto occupa la poesia oggi nelle nostre vite? La impariamo a memoria a scuola, ci obbligano a studiarla… Forse scappiamo impauriti quando ci avviciniamo alla metrica. Oppure ci improvvisiamo poeti quando siamo innamorati, la coltiviamo segretamente o pubblichiamo i nostri versi sui profili dei social network.

La sfida della poesia in questo periodo storico, fatto di convergenza alla semplicità, di feed troppo rapidi, di quella impazienza che ci distoglie dal soffermarci a ragionare a lungo su un concetto o su un evento; è proprio quello di portare luce. Ma se da una parte viviamo distratti da tanti stimoli effimeri, dall’altra abbiamo però accesso ad una miriade di autori, testi e fonti, che in passato non c’erano. Essere coscienti dei propri obiettivi attraverso l’ascolto della Voce interiore, di cui la poesia è maestra, ci guida in questo mare di possibilità.

Oggi quindi, vogliamo tener presente questa manifestazione di cultura umana e letteraria ricordando che la poesia è sempre stata ed tra di noi: dietro lo sguardo, in un paesaggio, in una scena di vita quotidiana… Il poeta spagnolo Gustavo Adolfo Béquer, nella sua Rima XXI recita “Cos’è poesia? Dici, mentre inchiodi / nella mia pupilla la tua pupilla blu, / Cos’è poesia! E tu me lo chiedi? / Poesia… sei tu!”

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