Gabriele Galloni: poeta morto suicida a 25 anni

Gabriele Galloni un poeta contemporaneo morto suicida all'età di 25 anni. La morte era la sua attrazione in molte sue opere

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Gabriele Galloni

Gabriele Galloni è nato a Roma nel 1995. Esordisce nel 2017 con Slittamenti(Alter Ego – Augh! Edizioni). Ritenuto uno dei migliori poeti della sua generazione. Attraverso slittamenti continui, di verbo e di esistenza, il poeta insieme al lettore, si trasla in una marea di parole.

Autore e ideatore, per la rivista Pangea, della rubrica Cronache dalla fine – dodici conversazioni con malati terminali. Ma non riusciva a parlarne volentieri. Ha vissuto l’imbarazzo all’inizio di quelle interviste. Spesso ha trovato i malati in una condizione di rabbia e di aggressività. Chi lo ha conosciuto oggi ne ricorda la figura introversa e l’attrazione per il tema della morte.

Il testamento di Gabriele Galloni

Due giorni fa ha lasciato il suo ultimo inedito postato sul suo profilo Facebook:

E ieri la tragica notizia della morte per suicidio di Gabriele Galloni. Le sue opere sono: “In che luce cadranno” (Rplibri, 2018), “L’estate del mondo” (Saya Editore, 2019) e il “Sonno giapponese”.Nell’ultima pagina di quest’ultimo libro è scritto: “Qualcuno propose all’uomo di suicidarsi. Non un suicidio appariscente, no, ma un addio dimesso, senza pretese; un suicidio unplugged… L’uomo valutò l’ipotesi. Il suicidio come conferma definitiva, inevitabile approdo della sua condizione. L’uomo trovò il suicidio un’ipotesi fattibile…”

Breve memoria di Gabriele Galloni

Molte persone conoscevano Gabriele, ma pochi lo avevano incontrato di persona. Scrive oggi in un bel ricordo la rivista Pangea, con cui Galloni collaborava:

Era spavaldo e umile, di intelligenza raddoppiata, sorrideva. Sorrideva anche se ci parlavamo solo per mail. Gabriele Galloni mi è stato donato da Matteo Fais, era il principio del 2018, Pangea era appena nata, la facevo in un capannone semivuoto con sguardo su case sfatte e campi di metallo. Mi venivano a trovare solo i piccioni. 

L’idea di Galloni era difficile, commossa, stupefacente. Intervistava i malati terminali. Quelli che avevano voglia di parlare della vita, della morte. La rubrica si intitolava ‘Cronache della fine’ ed è una delle cose più candide e brutali che abbia pubblicato su questa rivista. 

Gabriele era attirato dalla morte come chi cammini sul bordo di una piscina vuota, profondissima, per tuffatori. Ancora di più, lo attraevano le storie disarticolate, deformi degli uomini. Forse pensava ai re taumaturghi, a quello cui basta toccare il lembo della veste per tornare sani. Da Cronache dalla fine volevamo trarre un libro, poi piagato tra le promesse parziali.

Il poeta e il trauma

Il poeta romano scriveva cosi in un suo post su Facebook:

“Molte persone si creano un trauma – o anche più traumi, più fardelli – per una semplice questione di identità. Il trauma le legittima; dà loro, in qualche modo, un posto nel mondo che altrimenti non troverebbero. La vera sofferenza non è mai ostentazione; e chi vive con un trauma impiega tutto quel che può per liberarsene – non ci si crogiola, non lo mostra come biglietto da visita. 


La nostra è una società in cui, volente o nolente, è la sofferenza a dettare le sue ragioni. Più soffri o dici di soffrire e più sei, almeno agli occhi del mondo, nel giusto. Conosco molte persone che, in assenza di reali traumi, si sono costruite veri e propri alter ego la cui unica ragione di esistenza è il trauma presunto. Così come ne conosco altrettante dalla parte opposta: persone che ogni giorno combattono contro il dolore, con dignità e abnegazione, senza fanfare né proclami.

Io sarò sempre dalla parte di queste ultime. Dovremmo imparare a discernere; a godere del beneficio del dubbio – che non è scetticismo, ma semplice conoscenza della natura umana. Vivere *per* un trauma non è vivere *con* un trauma. Ma tante cose dobbiamo ancora scoprire; e la psicologia sociale non ha mai fatto realmente luce su questo problema pernicioso, ciclicamente contraddicendosi a seconda delle correnti ventose, dei vari hashtag di tendenza; un ciclo capriccioso come le fasi lunari. Confido nel tempo”.

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