FCA: quella causa in Arizona a cui porre un freno

Il marchio oggi confluito in Stellantis è finito in tribunale per un incidente stradale

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FCA sarebbe morta due anni fa con la nascita di Stellantis, ma il suo nome riecheggia ancora dalle parti dell’Arizona. Nel caldo e desertico stato USA l’azienda nata dalla fusione di Fiat e Chrysler è nel bel mezzo di una controversia legale, nata da un incidente stradale. Nel 2015 una Jeep ha tamponato l’auto di una donna, causando il decesso della figlia di quattro anni. Dopo varie sentenze il costruttore è stato chiamato in causa per un possibile risarcimento. Una causa che sta diventando anche un affare politico: cerchiamo di capire meglio la faccenda.

Che succede in Arizona con FCA?

A seguito della morte della bambina, la madre ha cercato giustamente di avere giustizia. Nel corso del dibattimento è venuto fuori che la Jeep che ha causato il tamponamento non disponeva della frenata automatica d’emergenza, ossia il dispositivo che aziona automaticamente i freni per evitare il tamponamento. La NHTSA, l’ente americano per la sicurezza stradale, non impone l’obbligo di tale impianto pur raccomandandone l’installazione e l’uso. Secondo l’accusa la vettura, una Grand Cherokee del 2014, aveva dei difetti strutturali e che l’uso del sistema di frenata avrebbe evitato l’incidente. Tuttavia il giudice ha rigettato la tesi, in quanto è emerso che la Grand Cherokee in questione fosse conforme agli standard federali. La donna ha fatto ricorso in appello ottenendo una sentenza favorevole. Secondo la sentenza di secondo grado, la NHTSA non ha imposto l’obbligo della frenata automatica, ma non ha neanche detto che le case possano farne a meno. Di conseguenza, FCA è tenuta a risarcire la vittima. Il costruttore ha impugnato la sentenza presso la Corte Suprema dello stato, ma il giudice ha continuato a dare ragione alla donna. La questione legale non è conclusa, e gli scenari possibili sono diversi.

Verso l’ADAS obbligatorio?

Il primo scenario è che si ritorni al primo grado con una sentenza pesante. Il giudice, infatti, potrebbe riconoscere che la mancanza del sistema di frenata di serie rappresenti una negligenza, e che quindi il produttore sia tenuto a risarcire il danno alla signora. Non è una cosa scontata: in che modo, ad esempio, si può dimostrare con certezza che l’ADAS avrebbe evitato l’incidente? Comunque, FCA potrebbe giocare la carta della Corte Suprema federale, in modo da avere una sentenza favorevole “che faccia giurisprudenza”. In questo modo, si proteggerebbe da pronunce simili in altri stati, che la vedrebbero costretta a mettere mano al portafogli per risarcimenti vari ed eventuali. Tuttavia la Corte Suprema accoglie solo pochi casi l’anno, ed è difficile arrivarci. Un’eventuale pronuncia sfavorevole farebbe scattare un obbligo implicito degli ADAS pur senza l’apposita linea guida della NHTSA. Per questo motivo, il caso di FCA è osservato con attenzione anche dalle altre case, le quali non vogliono ritrovarsi in una situazione simile.


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