Endotermiche e non solo: domani il Consiglio Ambiente

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Ne abbiamo già accennato qualche giorno fa: domani, 28 giugno, si svolgerà il Consiglio Ambiente a Bruxelles. Fra i temi, anche il bando alle endotermiche.

A Bruxelles si discuterà di endotermiche?

Sappiamo che la Commissione Europea ha approvato il bando alle endotermiche. Ma sappiamo anche che la strada è ancora lunga, e passa appunto per il Consiglio Ambiente. I temi trattati naturalmente saranno molti, ma il Fit for 55 avrà senza dubbio la precedenza.


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Definire una posizione

Ad essere presenti saranno i rappresentanti dei vari governi nazionali, impegnati a discutere e deliberare sulla proposta già approvata dall’Europarlamento. Fatto questo, dovrebbe uscirne il testo finale per la nuova normativa, da adottare per ogni singolo Stato. Sappiamo però che ci sono voci discordanti nell’Unione, tra chi disapprova il bando alle endotermiche e chi invece vorrebbe addirittura anticiparlo. Del resto, anche nei singoli governi non c’è coesione: un esempio è quello tedesco, ma anche quello italiano, come illustravamo appunto poco tempo fa.

Procedure di voto

All’Europarlamento, le procedure di voto sono meno rigide rispetto a quelle del Consiglio UE. In quest’ultimo è necessaria una votazione all’unanimità, oppure una maggioranza qualificata, a due condizioni: che il 55% degli Stati membri voti a favore, 15 su 27, o una proposta sostenuta da Paesi con almeno il 65% della popolazione totale dell’UE. Ma sono previsti anche una minoranza di blocco, 4 membri che rappresentino più del 35% della popolazione; e altri casi particolari, come una maggioranza qualificata rafforzata. Infine le astensioni, considerate voto contrario.

Previsioni di correttivi

Stando così le cose, ci sono speranze di correttivi applicati alle varie proposte, in base alle singole richieste giunte anche dai politici locali. Il settore dell’auto richiede di avere più certezze, in modo da permettere una programmazione pluriennale degli investimenti: ma i costruttori sono già rassegnati al bando delle endotermiche, tanto che in molti hanno anticipato lo stop al 2030. Ciò rende necessario, però, accelerare il dispiegamento delle reti di ricarica, a oggi insufficienti, e porre obiettivi vincolanti per ogni singolo Paese. Quanto alla neutralità tecnologica, l’Europarlamento ha respinto l’istanza lo scorso 8 giugno, e stesso destino è capitato alla proposta di ridurre l’obiettivo zero emissioni da 100% a 90%.

La quadra della mini-plenaria

Nella prima lettura sono comunque state approvate alcune proposte. Una riguarda l’utilizzo dei terreni agricoli per contribuire alla lotta al cambiamento climatico; abbiamo poi obiettivi più severi per il taglio dei gas serra; la modifica delle emissioni dell’aviazione nel sistema di scambio Ets. Non mancano però le proposte bocciate, anche se è stata trovata una quadra nella mini-plenaria dello scorso 22 giugno: la revisione del sistema di scambio delle quote di emissione Ets, l’istituzione della tassa sul carbonio alle frontiere e la creazione di un fondo sociale per il clima.

Compromessi trovati

Sono stati quindi trovati degli accomodamenti su queste proposte. Per la prima il Parlamento ha approvato, tra le altre cose, l’istituzione di un nuovo Ets II per gli edifici e il trasporto su strada, la graduale eliminazione delle quote gratuite dal 2027 e la completa eliminazione delle stesse entro il 2032. Ma anche un bonus-malus che sarà introdotto dal 2025, per favorire le imprese più ecologiche, e la destinazione dei proventi all’azione per il clima UE e negli Stati membri. Oltre a questo, sarà creato un Fondo sociale per il clima (ScF), atto ad aiutare le persone più colpite dalla povertà energetica a sostenere l’aumento dei costi della transizione energetica. Da ultimo, ma non ultimo, il ritorno del Cbam, meccanismo per tassare alle frontiere prodotti non conformi agli standard europei. Non rimane che attendere l’esito della riunione di domani.