La diversità che spaventa

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La società odierna, una società in continua espansione, costituita da un insieme di più culture, più razze, più identità è il frutto di una mescolanza di pensieri, di valori, di modi di agire, di esperienze, di vissuti. Si tratta di una società che, mai come in questo momento storico, fa da scenografia ad una realtà in costante evoluzione, una società sicuramente caratterizzata da un benessere crescente soprattutto nei paesi più sviluppati, sia da un punto di vista industriale che tecnologico ma costituita anche da malessere e privazioni per tanti che hanno avuto la sfortuna di nascere magari in contesti sociali o culturali penalizzati e problematici o di non avere i mezzi adeguati per poter rimanere al passo con i dettami della cultura dell’immagine che permea la nostra contemporaneità.

Oggi bisogna essere belli, perfetti, sorridenti, per omologarci ad un modello che ci viene imposto e pubblicizzato attraverso i media che danno spazio solo a realtà che ruotano attorno alla perfezione. La realtà, però, quella vera, quella che si incontra nelle strade, nelle scuole, nei posti di lavoro, nei parchi, ai supermercati non è fatta solo di donne alte magre bionde o di uomini forti, robusti e sorridenti come ci viene mostrato dalla tv, dai social network o dalle riviste patinate.

La realtà delle nostre società è fatta anche e soprattutto di persone che non riescono ad arrivare a fine mese, di persone che soffrono la solitudine, che  coabitano con  malattie invalidanti, di persone che subiscono violenze e abusi.

La società odierna è  dunque fatta di diversità, quella diversità che purtroppo ancora oggi spaventa, spaventa perché tutto ciò che è diverso dalla massa da ciò che ci viene proposto come la norma, infastidisce, destabilizza e  mette paura.

Infastidisce perché non sappiamo come gestirla, destabilizza perché distrugge la routine a cui siamo abituati, e mette paura perché ci pone davanti qualcosa che non conosciamo.

Ma poi essere diversi da chi? Da che cosa? Da quale stereotipo? Il più delle volte chi è considerato “diverso” solo perché non ha l’ultimo  modello di smartphone, o perché orfano, o perché con un limite fisico viene emarginato, allontanato come se ciò fosse sufficiente a continuare a credere all’illusione di un mondo utopico fatto di immagine, perfezione, omologazione. Un mondo in cui, per essere accettati, bisogna vestire alla moda, frequentare i posti giusti, avere più like possibili nei post sui social, dare l’idea di essere esenti da ogni sorta di diversità che potrebbe allontanarci dall’idea generalizzata secondo cui per essere vincenti bisogna essere uguali a tutti.

Ma l’unico modo per essere realmente  vincenti è non nascondere la propria  diversità  poiché la diversità ci contraddistingue, ci rende unici, speciali, essere considerati diversi e quindi soggetti da tenere a distanza solo per evitare di scontrarci con una dura realtà in cui viviamo è quanto di più egoistico si possa fare. La diversità che sia di tipo culturale, razziale, economica o fisica è la vera ricchezza.

La diversità è il primo elemento di pluralismo delle nostre società, poiché è proprio da chi è diverso da noi che possiamo imparare e conoscere realtà e mondi diversi da quelli a cui siamo stati abituati a vivere e a crescere.

Molto spesso si pensa erroneamente che l’immigrato, il povero, il disabile siano solo un intralcio, perché si pensa talvolta che al di là di un giovane  sbarcato dalle coste africane su un gommone,  o di un uomo che mangia alla caritas, o di  una donna  che vive su una sedia a rotelle non ci sia un essere umano con delle emozioni, dei sentimenti, delle abilità, delle potenzialità delle capacità, delle ambizioni, dei sogni, delle speranze, che valgano la pena di essere scoperte, solo perché ci fermiamo all’apparenza. Il più delle volte pensiamo che basti voltarci dall’altro lato per illuderci  che non esistano altre realtà oltre alla nostra fatta di borse firmate, tavole imbandite, salute ferrea, ma così facendo inganniamo noi stessi, la nostra coscienza, la nostra anima che giorno dopo giorno si trincera dietro una coltre di egoismo, insensibilità e superficialità, una coltre che ben presto ci soffocherà fino a renderci protagonisti di una vita in cui gli unici valori che ci guideranno saranno il cinismo e l’indifferenza.

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