Crisi-Ucraina. Borse mondiali down: il gigante russo crolla

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Crisi-Ucraina. Soffiano venti di guerra: e le borse mondiali registrano una forte caduta. La borsa di Mosca affonda precipitando di oltre 10 punti percentuali. Superando quota 80 sul dollaro. Male anche Wall Street. Con il Nasdaq giù del 2,5%. Ieri anche le Borse europee avevano chiuso in rosso. Down anche i listini asiatici. Tokyo arretra dell’1,7%, Hong Kong oltre il 2,5% e Shanghai dell’1,4%. Corrono invece i prezzi del petrolio. I futures sul greggio Brent salgono sopra quota 97 dollari al barile. E raggiungono il massimo di 97,6 dollari. Mentre il Light crude WTI sale a 94,63 dollari.

Crisi-Ucraina: qual è il rischio?

Il rischio di una escalation militare, legato agli sviluppi della crisi tra Russia e Ucraina, è molto alto. E i mercati ne risentono pesantemente. Dopo che il presidente Putin ha annunciato il riconoscimento delle due regioni separatiste di Lugansk e Donetsk. Ordinando al suo esercito di entrare nel loro territorio. “Per garantire la pace”. La persistente tensione in Ucraina sta destabilizzando i rapporti tra Russia e paesi europei. Con dinamiche ormai da “guerra commerciale”. Le sanzioni adottate da parte di Stati Uniti e Unione Europea includendo il divieto formale per i soggetti europei di condurre attività commerciali e finanziarie con alcune banche e aziende russe e restringendo l’attività di export verso alcuni settori dell’economia russa in particolare militare, dual use ed energetico, hanno spinto il Cremlino ha formalizzare un divieto temporaneo di importazione di alcuni beni agricoli. E alimentari. Nonchè a ridurre le forniture di gas all’Europa. Ora imporre ulteriori sanzioni penalizzerebbe l’Italia. Vista la grande dipendenza dalle forniture di gas russo. Ma qual è invece, la situazione economica del “gigante rosso”?


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Qual è la situazione economica della Russia?

Tutti gli occhi sono puntati sulla Russia. E sulla crisi-Ucraina. Nascondersi dietro il diritto all’autodeterminazione di un Paese sovrano nella scelta dell’alleanza militare di cui fare parte è pura ipocrisia. I motivi dell’insoddisfacente andamento economico russo, che i media controllati dal Cremlino sono riusciti a imputare alle sanzioni, sono vari. Il presidente Putin, al potere dal 2000, è visto in Occidente come un fulgido esempio di governante illuminato. Che agisce nell’interesse della nazione e al servizio del popolo. Peccato che il bilancio della Putinomics sia modestissimo. Nonostante l’enorme potenziale, difatti, la Russia è sulla strada del declino economico. La crescita demografica è nulla. E l’economia continua a fare affidamento su estrazione di risorse minerali e settori protetti.

Non è tutto oro ciò che luccica

Il pessimo clima imprenditoriale deprime gli investimenti. Soprattutto in un’economia che resta dipendente dalle risorse energetiche. Che hanno lasciato in eredità monopoli inefficienti e pervasivi. Come i mastodonti dell’energia Gazprom e Rosneft. Rosatom (nucleare), Rosoboronexport (militare-industriale) e Rossijskie železnye dorogi (ferrovie). E con il deprezzamento del rublo, che penalizza l’importazione di prodotti occidentali. I pur importanti passi avanti compiuti dall’Europa sul terreno della politica economica comune, non bastano per salvaguardare la stabilità e il futuro dell’Unione. In questo momento. La ricerca di un nuovo equilibrio politico e militare finalizzato alla garanzia della sicurezza di tutti non è affatto questione di secondo piano.