Corona: i magistrati lo querelano per minacce

I giudici milanesi Lamanna e Corti sono pronti a querelare Fabrizio Corona per minacce dopo il video su Instagram nel quale l'ex agente fotografico li aveva attaccati pubblicamente.

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Corona querela minacce
Fabrizio Corona verrà querelato per minacce dai magistrati milanesi.

Nuovi guai con la giustizia per Fabrizio Corona. L’imprenditore verrà denunciato per minacce dopo le sue dichiarazioni nei confronti della magistratura milanese, e nello specifico del sostituto pg Antonio Lamanna e del magistrato della Sorveglianza Marina Corti. L’ex marito di Nina Moric è andato in escandescenze giovedì 11 marzo quando ha appreso che sarebbe dovuto tornare in carcere in seguito alla revoca dei domiciliari per aver violato alcuni divieti e limitazioni.

Il magistrato della Procura generale, dopo aver analizzato attentamente la situazione, pare sia pronto a querelare Corona, con la denuncia che verrà presentata ai pubblici ministeri bresciani competenti per i reati che vengono commessi nei confronti dei giudici milanesi.

Oltre ad Antonio Lamanna, sembra che anche Marina Corti sia pronta a denunciare l’ex “re dei paparazzi” per lo stesso motivo.

L’attacco di Corona ai magistrati

La vicenda risale a circa una settimana fa quando, dopo aver saputo che sarebbe dovuto tornare in carcere, Fabrizio Corona ha pubblicato un video su Instagram. Nel breve filmato appariva ferito e con il volto sporco di sangue. Quindi ha attaccato i magistrati Lamanna e Corti, dicendo che avrebbe sacrificato anche la sua vita pur di “togliervi da quelle sedie”.

L’ex agente fotografico attualmente è ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano nel reparto di psichiatria. I suoi legali, tra i quali l’avvocato Ivano Chiesa, non hanno nascosto di essere piuttosto preoccupati per le condizioni psico-fisiche del loro assistito che, nel frattempo, ha anche iniziato lo sciopero della fame.

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Ad ogni modo, la difesa di Corona ha già comunicato che presenterà ricorso in Cassazione contro il provvedimento di rientro in prigione dell’imprenditore. Gli avvocati hanno sottolineato che in tutte le relazioni redatte finora dagli esperti viene chiaramente ribadito che il 47enne catanese non deve tornare in galera poiché è necessario che continui a seguire le terapie relative ai suoi problemi psichici.