venerdì, Maggio 24, 2024

Calcio: lo stadio degli stadi

Italia, Marzo 2017, ma in realtà così non parrebbe. Il tempo sembra essersi fermato al secolo scorso e insieme ad esso anche tutto ciò che lo ha caratterizzato. Il “bel paese”, amato, invidiato ed ammirato da tutti per il patrimonio storico, artistico, culturale e sportivo è rimasto vittima del feudalesimo che governa il calcio.

Uno stato che ha dimenticato la sua origine, disconosciuto i propri figli, ai quali oggi chiede ancora l’elemosina per continuare a far sopravvivere i parenti, gli amici e gli amici degli amici. Incredibile, ma vero; si suggerisce di recarsi allo stadio per tifare…con la tessera del tifoso, si decidono partite in notturna e poi gli orari cambiano per evitare probabili disordini, si aprono tavoli tecnici, discussioni nelle sedi federali e l’esito non è mai programmatico.

Insomma un sistema di conduzione di questo mondo che, dal mondiale del 1990, ha prodotto quei risultati ormai sotto gli occhi di tutti.

Ovviamente, sviscerando più nello specifico la materia, si comprendono chiaramente le notevoli difficoltà che ne limitano una gestione sapiente e proficua, anche perché l’Italia, oltre ad un territorio decisamente particolareggiato da un punto di vista morfologico, lo è altrettanto da un punto di vista politico. Basta un banale parallelismo con altri settori dell’ambito pubblico per rendersi conto degli interessi che dominano al cospetto delle finalità.

Ciò non toglie però che le basi su cui sono stati fondati gli spazi destinati agli stadi italiani siano ancora oggi li dove sorgono e solo li, in molti casi, è possibile intervenire, con le eccellenze ingegneristiche ed architettoniche, con le competenze ambientali (per le quali siamo protagonisti ovunque), con le maestranze che abbiamo ereditato fin dai tempi del rinascimento, con i valori estetici (ormai divenuti di dominio planetario) e con la passione per questo sport del quale siamo innamorati.

C’è chi fa degli “astag” per stuzzicare i poteri forti, inducendoli ad una commiserevole adesione alla volontà di realizzazione degli impianti e forse addirittura c’è anche chi, prima di andare a dormire, fa una preghiera al santo patrono dello stadio.

Non è San Siro, San Paolo, Sant’Elia, San Nicola o tutti i Santi, che devono scendere dall’alto dei cieli per donarci queste strutture: basta solo credere in noi stessi.

      

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