Calcio, condanna per evasione fiscale a Messi e il padre: e da Barcellona, padre putativo

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La paternità del fuoriclasse argentino è ampiamente riconosciuta nella persona del signor Jorge Horácio Messi; quella calcistica è decisamente ancora più nota ed è del Barcellona Calcio, che lo ha reso il campione di oggi, facendogli sottoscrivere contratti milionari, paradossalmente causa ed effetto dei suoi problemi giudiziari.

Purtroppo la vicenda che lo ha riguardato in merito all’evasione fiscale relativa ai diritti d’immagine, per i quali avrebbe generato profitti utilizzando paradisi fiscali in Belize e Uruguay, creando inoltre aziende ad hoc in Ucraina e Svizzera, eludendo la normativa spagnola che disciplina la conseguente tassazione, ha portato alla condanna di 21 mesi per frode fiscale che, fortunatamente, non sconterà essendo inferiore ai 24 previsti per la carcerazione.

Una sentenza, quella del Tribunale Supremo, che conferma buona parte di quella formalizzata in primo grado dalla Corte provinciale di Barcellona, rigettando la tesi difensiva avanzata dal calciatore, con la quale si era dichiarato all’oscuro dei documenti firmati nell’ambito dei contratti sui diritti televisivi.

La tesi difensiva adottata non ha convinto i giudici, i quali, nonostante qualche segnale da parte del padre naturale, che ha provato a pagare circa 15 milioni di imposte calcolate e sanzioni comminate, hanno soltanto riconosciuto, a lui peraltro, uno sconto parziale di sei mesi, che non ha evitato la determinazione dell’assoluzione definitiva.

Tutto il mondo è paese e sebbene la condanna può esser giudicata in qualsivoglia maniera, in fin dei conti, la restituzione delle imposte e degli oneri derivanti, sarà interamente versata.

Ciò che conta per l’asso argentino è che sia stata posta la parola fine sulla vicenda che, ad ogni buon fine non cancellerà il prestigio del calciatore, ma lo renderà semplicemente più umano e pronto a correggersi per il prossimo futuro.

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