André Schott: Vitae comparatae Aristotelis

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André Schott è un teologo, numismatico e gesuita fiammingo della seconda metà 1500 ed inizi 1600. Nella carriera, il letterato approfondisce gli studi sulla religione, nella storia dell’epoca classica, in riferimento alle civiltà antiche greche e romane. Inoltre, la produzione di numerose opere sulla Chiesa, a sfondo umanistico – cristiano. Alcuni esempi, degli scritti dello studioso, sono: De instauranda Ciceronis imitatione, Vitae comparatae Aristotelis ac Demosthenis, Adagialia sacra Novi Testamenti.

André Schott chi è?

Il gesuita nasce ad Anversa il 12 settembre 1552 e decede nella terra di origine, il 23 gennaio 1629. Nella propria città belga, la frequentazione delle prime scuole e gli studi presso il Collegio Trilingue di Lovanio, nelle Fiandre. Durante il percorso linguistico, gli insegnamenti del filologo classico Cornelius Valerius, nelle conoscenze filosofiche antiche.

Nel 1573, il conseguimento del titolo accademico di Magister artium, ovvero maestro delle arti. Dopo qualche anno, l’insorgenza di squilibri politici, sociali e religiosi, nel territorio belga, con il trasferimento in Francia, lontano dalle rivolte. Nella capitale francese, Schott instaura nuove conoscenze ed amicizie con noti umanisti, come: Giuseppe Scaligero, Isaac Casaubon ed Augier Ghislain de Busbecq.

La carriera e le opere

A fine anni Settanta, Schott insegna la lingua greca in Spagna, prima a Toledo ed a Saragozza. Il 17 aprile 1584, presso la capitale aragonese, il conferimento al numismatico dell’ordine sacerdotale. Nello stesso periodo, l’ecclesiastico entra nell’istituto religioso Compagnia di Gesù ed apprende la notizia dell’occupazione spagnola, della città natale belga. Durante il percorso di noviziato, la permanenza dell’umanista a Saragozza, fino al 1588.

Al completamento del cammino formativo gesuita in Spagna, il corso di teologia a Valencia e l’attività di docenza della dottrina religiosa, presso il Collegio dei Gesuiti a Gandia. Nel 1593, la cattedra di retorica nella capitale italiana, presso il Collegio Romano, dopo la scomparsa di Francesco Benci.

Dal 1597 il rientro nella città natale, dove l’umanista si unisce a gruppi di intellettuali e studiosi gesuiti, tra cui: Christophe Plantin, Martin Delrio, Abraham Ortel. Durante la carriera, Schott esegue anche delle traduzioni in versione spagnola, di numerose biografie di studiosi gesuiti, di cui: Francesco Borgia, Diego Laìnez, Alfonso Salmerón, nei componimenti precedenti di Pedro de Ribadeneira.

Nel 1625, segue la pubblicazione dello scritto dal titolo Itinerarium Italiae, con la stesura del fratello Franz Schott. Tra le altre opere letterarie dell’accademico, si ricordano: Adagia Graecorum, Tabulae rei nummariae Romanorum Graecorumque, De instauranda Ciceronis imitatione, De vita et moribus imperatorum romanorum, Vitae comparatae Aristotelis ac Demosthenis, Pomponi Melae De situ orbis spicilegio auctus, Hieronymi epistolarum selectarum libri tres ed altre.