Amore irraggiungibile? Ecco perché ne siamo ossessionati

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Amore irraggiungibile
Perché siamo ossessionati da un amore irraggiungibile? La scienza lo spiega

Gelato, Nutella e film strappalacrime. Sono questi da sempre i rimedi per un cuore spezzato, solitamente accompagnati da una serie di domande gridate con la voce spezzata, tipo: “Come mai non mi ama come lo amo io?”
Perché in fondo è successo a tutti, è inutile negarlo. Vuoi o non vuoi col pensiero siamo finiti tutti almeno una volta lì, accanto a quell’unica persona che non ci vuole, o che almeno non ci vuole come la vogliamo noi. Perché tutti abbiamo avuto almeno una volta quel genio che visualizza e non risponde, che ti dà buca quando dovete uscire a cena, che pensa solo al dolce che verrà dopo senza permetterti di fare il bis.

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Eppure, da bravi che siamo diventati a furia di seguire i piani di uno stupido bambino con arco e frecce, continuiamo a cascarci e a riprovarci. A raccontarci la storia che inizia con “questa volta sarà diverso”, a farci andare bene tutto nella speranza che si accenda quella scintilla e ricambi il nostro amore.

Perché tutto sommato, se l’amore fosse sempre corrisposto sarebbe noioso, no? Perché se trovassimo subito al primo colpo la persona giusta per noi, cos’altro ci rimarrebbe da fare? Perché l’ebrezza che mette la continua ed insistente ricerca di una minima possibilità di essere considerati è la giusta dose di energie che spinge ogni persona single e disperata sulla faccia della Terra ad alzarsi dal letto ogni mattina. Chiaro.

Che poi, se fa così male come vediamo nei film, come sentiamo nelle canzoni o nei libri, perché insistiamo a cercare chi ci ha rifiutati? Ad amare chi ci ha chiuso la porta in faccia? A cascarci ogni singola volta che ci parla, ci scrive o mette mi piace all’ultima foto che abbiamo postato su Instagram?
Beh, una possibile spiegazione ha provato a darla la psicologa Brunella Gasperini su D.Repubblica, e come risposta sembra abbastanza accettabile.

La scienza dice che il rifiuto porta ad una sorta di dipendenza, sviluppiamo assuefazione a quello che immaginiamo potrebbe essere ma non è. Sempre per confortarci, gli studi suggeriscono che insistiamo con persone che non ci vogliono quando il nostro stile di attaccamento è di tipo dipendente ed essere respinti è una sensazione familiare, rievoca rifiuti emotivi precoci. Oppure ripetiamo certe esperienze, per quanto dolorose, sperando di trovarvi un finale diverso. “

Insomma, le questioni sono due. O siamo abituati a quella sensazione di distruzione totale che viene dalla lunga lista di delusioni amorose che abbiamo accumulato durante la nostra vita, e quindi quella sensazione ci fa sentire in un certo senso “a casa”; o abbiamo così tanta fiducia nell’amore da sperare che, almeno questa volta, possa andare bene.

Ma, in fondo, se può consolare, la colpa non è nostra, è qualcosa che va oltre la nostra forza di volontà.
È che tutto sommato se togliessimo quelle ore dalla nostra vita perse a pensarci, probabilmente non sapremo più cosa fare. È che se in quei minuti pensassimo ad altri problemi forse staremo peggio che non fa sognare un amore irraggiungibile. È che se non avessimo questa persona costantemente nella nostra testa, ci annoieremo.

“Desiderare qualcuno che non ci desidera – continua Brunella Gasperini – ci rende ostaggio di una passione totalizzante della quale, tutto sommato, non sappiamo fare a meno.”

È che forse, nel nostro profondo, ci va meglio così. Immaginare un finale diverso, vivere con l’idea del principe azzurro che arriva con una pizza a suonarci sotto casa per dirci “scendi, ti porto al mare”, passare le giornate ricreando una relazione che non esiste perché preferiamo l’idea di quello che potrebbe essere piuttosto che metterci in gioco ancora una volta e ripetere tutto da capo.

Quindi no, non siamo da soli. Non succedono tutte sempre e solo a noi, perché quelle canzoni, quei film e quei libri non si inventano dal nulla.
Ma forse, come sostiene anche la dottoressa, tutto questo casino che proviamo può servire effettivamente a qualcosa. Forse, dopo aver finito la quinta vaschetta di gelato e imparato a memoria ogni singola battuta di Titanic, diventiamo più coscienti di quello che vogliamo davvero, diventiamo pretenziosi perché non siamo più disposti a passarci ancora e ancora in un loop che sembra infinito. Forse, dopo aver finito le lacrime, siamo pronti a capire per cosa ne vale effettivamente la pena.
Perché, tutto sommato, quel cavolo di gelato è il prezzo da pagare per poter dire, almeno una volta nella vita, di aver provato l’ebrezza di esserci cascati dentro con tutte e due le scarpe.

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