HIV: bloccato il virus, non c’è rischio di trasmissione

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Lo studio

Sono stati necessari ben otto anni per portare a termine la ricerca: ora è possible bloccare il virus. Lo studio, condotto su 972 coppie omosessuali, dimostra che se il partner affetto assume farmaci antiretrovirali regolarmente, non vi è rischio di trasmissione. Alison Rodger è docente alla University College of London e il principale responsabile della ricerca. Il metodo utilizzato appare molto semplice: i soggetti hanno avuto rapporti non protetti per otto anni e si sono sottoposti agli esami di controllo.
È bene considerare che il virus non viene eliminato dal corpo, ma bloccato, impedendo la sua riproduzione e trasmissione. I dati ci dicono che la terapia antiretrovirale soppressiva (ART) ha impedito 472 trasmissioni del virus; solo 15 soggetti hanno contratto l’HIV durante il periodo della ricerca, tuttavia gli esami escludono che la fonte del contagio sia stata il partner.

Il risultato è stato pubblicato sulla rivista Lancet ed è un ulteriore elemento di supporto per la campagna U=U, cioè
undetectable=untrasmissible, appoggiata da oltre 780 organizzazioni in 96 paesi del mondo. Così commenta il professore inglese:
“I risultati forniscono prove concrete per i pazienti gay che il rischio di trasmissione dell’Hiv con la terapia AR soppressiva è pari a zero. In questo modo, sosteniamo la campagna U=U: una carica virale non rilevabile rende l’Hiv non trasmissibile. Questo messaggio può aiutare a porre fine alla pandemia dell’Hiv, prevenendo la trasmissione e contrastando così lo stigma e la discriminazione che molte persone con Hiv affrontano. Oggi servono ancora più sforzi su una più ampia diffusione di questo messaggio e garantire che tutte le persone sieropositive abbiano accesso ai test, alle terapie e al supporto per aderire in modo corretto alle cure”.

Questa ricerca riguarda coppie omosessuali ma studi precedenti avevano già prodotto gli stessi risultati per gli eterosessuali.

La “peste” di fine novecento

Quella che continua a essere un’emergenza sanitaria, soprattutto nei paesi africani, sta progressivamente perdendo il suo potenziale distruttivo. Dalla sua scoperta, all’inizio degli anni ’80, fino al 1996 e oltre, i morti per AIDS sono stati decine di milioni: cifra paragonabile a quella raggiunta dalla peste nera del 1347. La svolta avvenne nel 1996, con la scoperta dei farmaci antiretrovirali e la diminuzione delle morti. La terapia antiretrovirale è in grado infatti di ridurre la carica del virus, ovvero il suo numero di copie per millilitro di sangue. Col passare degli anni l’efficacia dei farmaci è aumentata in modo costante fino a raggiungere l’ottimo traguardo attuale.

HIV: una piaga sociale

A livello medico l’infezione da HIV non è più ingestibile, anzi, gli esperti assicurano che un soggetto contagiato ha pressoché la stessa aspettativa di vita di uno sano. I problemi rimangono due: l’assenza dei farmaci e degli strumenti di prevenzione nei paesi sottosviluppati e gli stereotipi sociali. La prima questione è tecnica, serve un impegno mondiale a livello politico per porvi rimedio. La seconda è culturale, quindi più accessibile alla nostra volontà di cittadini comuni. È necessario quindi un impegno sentito e condiviso per chiarire che l’AIDS è una malattia come tutte le altre, che chiunque abbia una vita sessualmente attiva è a rischio potenziale, non solo i tossicodipendenti o gli omosessuali. Insomma, che tu sia affetto da HIV o da epatite C, sei comunque una persona normale, proprio come gli altri.

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