Alberghi a cinque stelle e stipendi d’oro: la Finanza smaschera l’ex pm Ingroia.

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Fu l’articolo intitolato “Servizi ed Imbarazzi” pubblicato a cura del settimanale “L’Espresso” ,nel febbraio del 2015, ad insospettire la procura della Corte dei Conti sui guadagni dell’ex pm.

L’attuale candidato con la “Lista del popolo per la Costituzione” è sotto accusa per la gestione di “Sicilia e Servizi”, impresa che avrebbe permesso all’avvocato di incassare dei tornaconti da capogiro.

Il provvedimento firmato dalla gip Marcella Ferrara ha permesso il sequestro di beni per oltre 151.000 euro che Ingroia avrebbe illegittimamente intascato.

Nonostante il protagonista della vicenda si sia più volte discolpato, è stato oggi indagato per peculato proprio dai magistrati che fino a qualche anno fa lo affiancavano in ambito lavorativo.

Interrogato in procura, l’ex pm si sarebbe giustificato dicendo che sarebbe la legge stessa a prevedere riconoscimenti agli amministratori in caso di raggiungimento di determinati obiettivi.  Peccato che questi riconoscimenti, però, si sarebbero dovuti limitare a rimborsi dei biglietti aerei spesi dall’ex magistrato per raggiungere la Sicilia dalla sua attuale casa sita a Roma. Non erano quindi previste le spese di soggiorno in residenze storiche siciliane rinomate a livello internazionale o alberghi di lusso. Senza parlare della maxi-indennità che l’avvocato si sarebbe auto-assegnato attingendo ai soldi pubblici della Regione e che avrebbe causato un deficit di bilancio.

Ingroia si dice pronto ad uno scontro legale nei confronti dei suoi ex colleghi che l’avrebbero ingiustamente accusato tanto da fargli perdere il posto nella gestione di “Sicilia e Servizi”, la società regionale per i servizi informatici.

Decaduto dalla nomina, l’uomo torna oggi a fare l’avvocato a tempo pieno, fra i suoi clienti anche arrestati per mafia.