Una piccola tragedia per bene: intervista a Federica Levi

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Nel 2020, la pubblicazione di Una piccola tragedia per bene, opera d’esordio di Federica Levi. Attraverso un romanzo tra il genere spy story ed il giallo, la scrittrice emerge nella narrativa coinvolgente, con uno stile lineare e personale. Nel libro, la capacità dell’autrice dell’espressione comunicativa, che con diversi colpi di scena, incuriosisce il lettore, sulle vicende del romanzo.

Una piccola tragedia per bene: Federica Levi chi è?

La scrittrice nasce ad Ancona e trascorre diversi anni a Roma, poi si trasferisce a Milano. Oggi, Federica Levi vive nel capoluogo lombardo ed esercita la professione di giornalista ed esperta di comunicazione. Fin da bambina, l’interesse per la scrittura, che prosegue con costanza nel tempo e diventa una professione. Con Una piccola tragedia per bene, la nascita di un romanzo, nell’idea di scrivere anche per sè stessa, oltre alla propria attività.

Una piccola tragedia per bene: il pensiero della scrittrice

Una penna tra le dita ed i pensieri che suggeriscono cosa e come scrivere ad una bambina. Dall’infanzia, la scrittura accompagna il desiderio di mettere ordine alle idee: per conforto, sfogo, rabbia, frustrazione, tristezza. Ciò nonostante, un aiuto anche per esternare piccoli e grandi traguardi, durante la crescita. Mentre, in età adulta, la scrittrice trasforma tale passione nella propria attività. Ad un tratto della vita, Levi decide di prendere coraggio ed intraprendere anche la stesura del romanzo Una piccola tragedia per bene. A fronte di ciò, l’autrice inizia anche a scrivere per sé, da qui il libro d’esordio.

Una piccola tragedia per bene: recensione del libro

La narrativa di un romanzo dalla lettura scorrevole, con una struttura formale curata e precisa. Inoltre, la scelta stilistica di Levi dai toni softs, per i risvolti delle vicende del libro, attraverso le indagini di giornali, dei fatti. A tal proposito, il lettore segue le dinamiche di un giallo, senza l’esagerazione di un contesto horror.

Mentre, i personaggi dell’opera muovono i fatti del romanzo, con una lettura leggera e coinvolgente, senza alcuna aggressività. In una realtà provinciale italiana, la storia di una ditta nel settore dell’arredamento. A fronte di ciò, un’attività a livello familiare, che per oltre due generazioni offre lavoro, all’intero paese di provincia.

Ecco il casato di Maletti Colombo, a capo della ditta, produttrice di ricchezza per molte persone. Durante le vicende, un avvenimento che cambia la vita di tutti. All’improvviso, la scomparsa del figlio Danilo e della consorte Sara, con i soldi dell’attività di famiglia. Di conseguenza, la preoccupazione dei familiari e dipendenti, ovvero del comune intero. In seguito, la giornalista Alice indaga sulle possibili verità della coppia e scenari.

Una piccola tragedia per bene: come si presenta Federica Levi ai lettori?

Sono una giornalista, una sognatrice, un’indecisa sofferta, una testarda, una tennista mancata, una mamma. Sono un’entusiasta, mi aggrappo alle piccole cose per cercare la felicità. A volte mi sento un rottweiler nel corpo di un barboncino: all’apparenza calma e innocua, dentro brucio e macino pensieri. La scrittura mi permette di sfogarmi e mantenermi in equilibrio.

Una piccola tragedia per bene: come nasce l’incontro con la scrittura?

Direi che non c’è mai stato nessun incontro, semplicemente io e la scrittura siamo cresciute insieme. Scrivo da quando ho memoria, appunti, schizzi di pensieri, sfoghi, frasi per mettere ordine al turbinio che sento dentro. In più ho fatto della scrittura una professione: buona parte del mio lavoro è occupata dalla stesura dei testi. Chiaramente scrivere un romanzo è un’altra cosa e me ne sono resa conto “sulla mia pelle”: è un lavoro durissimo, a volte sfibrante, che richiede anche molta pianificazione e disciplina. Del resto, “creare” un piccolo mondo, per quanto fittizio, è un’esperienza complessa.

Una piccola tragedia per bene: cosa pensa sulla letteratura classica latina?

Ho studiato al liceo e forse solo oggi mi rendo conto quanto la letteratura latina rappresenti le nostre radici. Si tratta di un bagaglio che ci portiamo dietro e che, anche inconsapevolmente, plasma la nostra cultura e il nostro modo di vedere il mondo.

Una piccola tragedia per bene: ci sono libri che ama particolarmente?

Sono una lettrice seriale, una vera e propria divoratrice di libri.  Leggo soprattutto, lo ammetto, autori stranieri, forse perché spinta dalla curiosità di uscire dal mio quotidiano. E scoprire un modo diverso di pensare o, al contrario, per ricordare che i sentimenti, le passioni e i valori sono universali. Ultimamente ho amato molto Patria di Aramburu, i libri di Eskol Nevo, Shantaram e ora sul mio comodino, si trova Una vita come tante. In generale amo le storie di famiglia o che esplorino relazioni personali e – di tutt’altro genere – i gialli. Due elementi che ho cercato di riunire nel mio libro.

Una piccola tragedia per bene: come nasce il suo libro?

Mi ero appena trasferita a Milano, avevo parecchio tempo libero, il lavoro stentava a decollare. E mi trovavo nella posizione scomoda ma eccitante di costruire una nuova esistenza, lontana da quella che per me era sempre stata casa. Un momento di rottura, insomma. Ispirata anche da un paesaggio che non sentivo mio e che ho trasformato nell’ambientazione del romanzo, ho preso la decisione di buttarmi: dovevo provare a realizzare il mio sogno di scrivere un libro, di costruire una storia.

Una piccola tragedia per bene: ci sono dei personaggi nella sua opera, che la rappresentano?

Sicuramente la protagonista, Alice Veli. Giornalista come me, precaria come me, ambiziosa, a volte confusa, senza dubbio testarda e curiosa. Un personaggio imperfetto nel quale mi sono lungamente rispecchiata.

Una piccola tragedia per bene: quali sono i temi, che Federica Levi risalta nel libro?

Il libro è un giallo, anche se in parte, in apparenza non c’è nessun delitto e fino all’ultimo non si capisce se tutto sia una semplice truffa o qualcosa di più. In esso, l’intreccio narrativo, la ricerca della presunta vittima e del denaro dell’azienda che gestiva, diventa l’espediente per affrontare alcuni temi che mi stanno particolarmente a cuore. A fronte di ciò, la precarietà del lavoro giovanile e le logiche, a volte grottesche, dell’informazione e del giornalismo. Un mestiere che amo profondamente e che per questo mi fa particolarmente soffrire, quando si riduce a mero spettacolo al servizio del pubblico. Inoltre, tratteggio il tema dell’imprenditoria familiare italiana, con le sue luci e ombre.

Una piccola tragedia per bene: ci sono argomenti nel libro, che prevalgono rispetto ad altri?

Come anticipato ho cercato di affrontare, anche se in maniera molto leggera, alcuni temi di attualità. Il libro però vuole essere soprattutto una storia di intrattenimento, un piccolo mistero che il lettore è spinto a immaginare di risolvere.

Una piccola tragedia per bene: quali difficoltà incontra uno scrittore?

Scrivere, come accennavo prima, è un mestiere faticoso, che richiede tanto estro quanta disciplina e pianificazione. Io mi sono approcciata alla scrittura in maniera un po’ ingenua, lasciandomi un po’ trascinare dall’ispirazione, senza avere una chiara idea dello scheletro della storia. Così mi sono ritrovata ad un certo punto a dover ricominciare da capo, riscrivendo buona parte di quello che avevo fatto. E poi l’altra difficoltà, almeno per me, è che la scrittura in sé, non è il mio lavoro (anche se sarebbe il mio sogno). Devo fare altro per vivere, perciò sono costretta a dedicare alla scrittura, meno tempo ed energie di quanto vorrei.

Una piccola tragedia per bene: durante la carriera, c’è un’opera che preferisce ad altre?

Per ora ho scritto un solo libro.

Una piccola tragedia per bene: cosa rappresenta il suo stile letterario?

Ho uno stile asciutto, ma personale. Scelgo accuratamente ogni singola parola e mi soffermo anche sulla musicalità delle frasi. Al tempo stesso voglio che la mia scrittura sia leggera, piacevole, aiuti ad immergersi e a perdersi nella storia.

Una piccola tragedia per bene: cosa le regala la scrittura?

La meravigliosa sensazione di creare qualcosa che prima non c’era.

Cosa pensa sulla poesia?

Non sono una grande conoscitrice di poesia, anche se apprezzo la capacità di evocare, con poche parole, sentimenti universali. 

Quali messaggi vuole trasmettere al pubblico?

Non ho verità o messaggi specifici da trasmettere. Credo però che osservare la realtà e immergersi a fondo in un personaggio, aiuti ad accrescere l’empatia nei confronti dell’altro. Un valore che oggi mi sembra particolarmente prezioso e che invito a coltivare.

Può raccontare la sua esperienza letteraria?

Come già detto, sono alle prime armi. Tuttavia, ho imparato che lo scrivere è un mestiere molto complesso, difficile e faticoso. Il talento non basta: servono studio e disciplina. 

Cosa consiglia agli aspiranti scrittori?

Anzitutto di mettersi seriamente alla prova. Se esiste una passione è giusto provare a soddisfarla. Non ho sperimentato l’esperienza delle scuole di scrittura, ma credo che possano essere uno strumento molto utile, per affinare i propri mezzi.

Per lei, la scrittura è un rifugio dalla realtà, oppure un’espressione artistica?

Entrambe le cose. Più che fuga dalla realtà, direi però piuttosto un modo per affrontare la realtà, da un’angolazione diversa.

Ha un sogno nel cassetto?

Sogno di vedere un mio libro trasformato in un film e sogno che la gente dica: bello, eh, ma niente a che fare con il libro.