Forti esplosioni sono state avvertite, all’alba di oggi, nei pressi dello scalo internazionale di Damasco, a circa 25 chilometri dalla capitale siriana, in seguito alle quali è scoppiato un grosso incendio.

Secondo il canale televisivo al Manar, i caccia israeliani avrebbero colpito alcuni magazzini, serbatoi di carburante e ulteriori strutture logistiche di Hezbollah, che sostiene il Rais Bashar al Assad, provocando solo danni materiali. Altre fonti parlano, invece, di un attacco contro un deposito di armi delle milizie sciite che appoggiano, con l’Iran, il Regime siriano, specificando che non ci sono vittime.

Il Direttore dell’ Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman,  sottolinea che la deflagrazione “è stata enorme”, aggiungendo che “numerosi incendi sono in corso sul sito” e i ribelli anti Assad dichiarano di non conoscere i dettagli delle modalità di quanto avvenuto, non escludendo la possibilità di un raid missilistico o aereo.

L’esercito israeliano non commenta, ma il Ministro per l’intelligence Israel Katz, parlando dagli Stati Uniti dove è in vista, conferma indirettamente l’accaduto: “Posso confermare che “l’incidente” in Siria è in linea con la nostra politica di prevenzione del traffico di armi avanzate iraniane verso Hezbollah attraverso la Siria. Il Premier ha detto chiaramente – aggiunge – che ogni volta che informazioni dell’intelligence indicano l’intenzione (iraniana) di trasferire armi avanzate a Hezbollah, dobbiamo agire”.

Non è la prima volta che il Governo di Tel Aviv attua iniziative simili, ma il contesto siriano è peggiorato, soprattutto dopo la decisione della Casa Bianca di bombardare, qualche settimana fa, una base dell’esercito in risposta a un attacco chimico, contro i ribelli, ad opera, secondo l’Occidente, del Regime.

Il Ministro degli Esteri francese, Marc Ayrault, ha detto ieri di avere forti prove di intelligence in merito al coinvolgimento di quest’ultimo in tale iniziativa macabra e quindi ” Bashar al Assad” deve essere “consegnato alla giustizia internazionale”.

La Russia, alleata dagli anni Settanta del Rais, si è opposta a questa versione e il portavoce di Vladimir Putin ha esortato alla realizzazione di “un’inchiesta realmente indipendente”. L’esercito del Cremlino ha ordinato, nei giorni scorsi, il rafforzamento di quello siriano per prevenire ulteriori iniziative belliche.

La crisi in corso sta mettendo, da tempo, a serio rischio i rapporti tra Washington e Mosca. Un’eventuale risposta militare contro Israele di quest’ultima, con Damasco e Teheran (il Regime iraniano viene visto, inoltre, da Trump come una minaccia alla sicurezza degli Usa), a quanto è accaduto questa mattina, potrebbe gettare benzina sul fuoco e peggiorare la tensione regionale e internazionale, riscaldando pericolosamente un conflitto, per procura, già in corso da anni tra grandi potenze.

Scatterebbe immediatamente, infatti, il meccanismo delle alleanze: la Casa Bianca e i Paesi partner difenderebbero Israele, mentre il Cremlino, Teheran e Pechino il Regime siriano, così come avvenne nel 2013 quando si sfiorò, proprio in Siria a causa del gas sarin usato da Assad contro i suoi oppositori, una vera e propria terza guerra mondiale.

 

 

 

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