Dopo Bari e Cesena scompare dal calcio professionistico italiano anche l ‘U.S. Avellino 1912, capace di militare  per dieci stagioni in Serie A a cavallo degli anni 70 e 80. Ieri, tra la disperazione di oltre 100 tifosi giunti a Roma per sostenere le sorti dei loro colori, il Collegio di Garanzia del Coni, presieduto da Franco Frattini, ha respinto il ricorso della società contro la mancata iscrizione in Serie B per irregolarità amministrative. Nel comunicato si legge che l’Avellino “apparirebbe in possesso dei requisiti di idoneità e sostenibilità finanziaria”, ma non avendo impugnato “nei termini previsti il comunicato ufficiale numero 49 nel quale è indicata una scansione procedimentale enormemente ristretta, ma nondimeno vincolante” per la presentazione delle garanzie finanziarie, non è stato possibile “valutare la legittimità dei criteri formalistici”.



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Ora la palla passa alla giustizia amministrativa e al Tar del Lazio al quale la società biancoverde ha già inoltrato ricorso. La sentenza è attesa nella serata di venerdì, ma la possibilità di ripartire dalla serie D si fa sempre più concreta. A ciò si aggiungono anche le parole del presidente Walter Taccone, che si è detto “schifato” dal mondo del calcio facendo intendere la volontà di abbandonare.

Di sicuro i “lupi” stanno rivivendo quanto accaduto nove anni fa, quando fu costretto a ripartire dai dilettanti sempre con Taccone al timone. La mancanza dell’Avellino è un danno per tutto il calcio campano: restano solo Benevento e Salernitana, ma soprattutto i biancoverdi avrebbero offerto stimoli e motivazioni maggiori proprio alle altre due campane. Lo scoramento e le lacrime sui volti dei giocatori testimoniano il momento drammatico di una piazza, di una tifoseria intera che non si aspettavano questa fine ingloriosa.

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