Rinvenuto un nuovo affresco a Pompei raffigurante due gladiatori in combattimento

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La scoperta del nuovo affresco a Pompei non è il primo che rappresenta scene di combattimento tra gladiatori, ma senza dubbio è una raffigurazione atipica e molto particolare, poiché ha caratteristiche raramente riscontrabili nei dipinti o nei mosaici di epoca classica, almeno per quanto riguarda quelli ad oggi scoperti. Nell’affresco, rinvenuto nell’area del cantiere della Regio V del sito archeologico pompeiano nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza e rimodulazione dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei del MIBAC, sono infatti dipinti due gladiatori alla fine del loro duello, dove uno è vincente mentre il rivale, perdente, è rappresentato stremato nel momento in cui, ferito e sanguinante, ha deposto a terra lo scudo perché troppo infortunato per continuare il combattimento.

L’affresco dei gladiatori

Il pittore deve essere stato davvero un conoscitore e un cultore della tridimensionalità a giudicare dai diversi livelli di prospettiva in cui ha fissato il momento, non solo, poiché a studiare le fisionomie dei gladiatori, la loro fisicità e l’armonia corporee degli stessi, colui che ha dipinto l’affresco era senza dubbio un maestro di equilibrio e di forma. Si potrebbe azzardare che fosse stato anche un precursore di Caravaggio in quanto si può evidenziare uno certo studio e una relativa accuratezza nell’ombra del gladiatore morente alla destra dell’affresco. Senza dubbio il pittore sconosciuto fu un abile conoscitore dell’arte della pittura e dei sentimenti umani che grazie ad essa si possono suscitare, infatti è stato capace di rappresentare la scena del duello proprio nel momento topico in cui più di ogni altro avvenimento del combattimento l’attenzione e le emozioni degli spettatori sono raccolti e catturati, l’evento finale della battaglia in cui si aspetta il verdetto dell’imperatore o del prefetto che decreta col pollice recto o verso il destino del gladiatore perdente.

Mirmillone

Tutto sembrerebbe lasciare presagire che il destino del perdente è segnato, basandosi sulla posizione eretta e inorgoglita, simbolo di potenza e vittoria assoluta, del gladiatore vincente che impugna sicuro il suo gladio, per quanto la sua postura sembri comunque in attesa della scelta del giudice dei giochi. Tuttavia se ben si osserva il gesto che il perdente fa con la mano ci si accorge che rappresenta il simbolo della locutia, meglio conosciuto come pollice sollevato, appunto il gesto abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia, magari al disgraziato gli è stata fatta salva la vita. Anche i contrasti cromatici sono ben definiti, infatti il combattimento si svolge su uno sfondo bianco mentre le figure, i due gladiatori protagonisti, hanno una tinta più scura sul classico e ben conosciuto rosso pompeiano dalle tonalità che per l’epoca dovevano essere molto sgargianti se ancora oggi, dopo quasi due millenni dal tragico evento eruttivo che ha sommerso Pompei ed Ercolano, i colori sono così chiari e, tutto sommato, accesi. Ma l’abilità nell’uso del colore e dei contrasti non finisce qui, infatti non è solo il contrasto tra lo sfondo e i protagonisti che ammalia, ma anche i contrasti tra il corpo nudo dei gladiatori, quello vincente alla sinistra un Mirmillone della categoria degli Scutati mentre il soccombente di destra un Trace dei Parmularii, e i loro panni, scudi, elmi e gambali che sono nettamente tonalizzati.

Trace

L’affresco di circa 1,12 metri x 1,5 metri, rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo dell’incrocio tra il Vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento, ha forma trapezioidale, in quanto era collocato nel sottoscala, forse appartenente ad una bottega come si può intuire dall’impronta di una scala linea lasciata al di sopra della pittura. I ricercatori credono che l’ambiente in cui è stato portato alla luce il ritrovamento si possa trattare di un esercizio commerciale con annesso alloggio in cui si riunivano i gladiatori, data la vicinanza con la famosa Caserma dei gladiatori conosciuta anche come Domus o Armeria dei gladiatori, o più probabilmente, data l’affluenza degli stessi combattenti che nel luogo dovevano avere un punto di ritrovo, un bordello. Il realismo, l’attenzione alla luce e al colore, benché altri maestri latini antichi avessero saputo magistralmente utilizzare queste tecniche, fa di questa pittura murale un esempio davvero sapiente dell’uso del pennello, esemplare davvero unico che ci lascia uno spiraglio aperto sulla conoscenza artistica e di conseguenza culturale del mondo classico. Con un po’ di fantasia, ma nemmeno troppo azzardata, il pittore che ha realizzato l’opera assomiglia a un Giorgione mischiato all’arte dei più moderni artisti della pittura realistica cruda. Alcuni hanno definito la creazione muraria ritrovata a Pompei, in realtà non a torto, come una pittura protosplatter, elemento che rende unico l’affresco. La scoperta e l’analisi della nuova area portata alla luce non è ancora terminata, tutti gli elementi lasciano intendere che della parte di affresco ancora da sterrare rimangano ancora molte sorprese, infatti già su un lato dell’affresco sta emergendo la presenza di un’altra figura, al momento non ancora ben definita.

L’affresco dei gladiatori, sulla sinistra si scorge una figura non ancora identificata

Presto quindi, il desiderio consente di dirlo, si svelerà il mistero, chissà che la parte di affresco rinvenuto non sia solo una piccola porzione di una più vasta pittura. Nell’attesa di venire nuovamente stupefatti da nuove scoperte ci rimettiamo nelle mani degli archeologi che presto, almeno si spera, proseguiranno l’avventura della scoperta, e in generale della valorizzazione e della manutenzione di questa grande magnifica, magica città dalle continue e sognanti sorprese che va sotto il nome di Pompei.

La scoperta e il commento del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini

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