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L’Italia e la Cina, Paesi con notevole rischio sismico, stanno da dieci anni sviluppando un progetto satellitare per cercare di capire se esistano fenomeni osservabili correlati con terremoti e registrabili dallo spazio. Il lancio della missione Cses è previsto dalla Cina per luglio agosto 2017 e l’Italia parteciperà con il progetto LIMADOU che vede coinvolti l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il centro IAPS dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e alcune Università Italiane.

Da missioni spaziali precedenti sono state osservate variazioni nella ionosfera, a livello di campi elettromagnetici e particelle, che avvengono nei momenti che precedono e accompagnano un evento sismico, probabilmente dovute alle emissioni di onde elettromagnetiche a bassissima frequenza dalla crosta terrestre. I dati attualmente raccolti, non sono così accurati da poter essere considerati statisticamente significativi per realizzare un modello di riferimento, ma sono sufficienti per un progetto spaziale finalizzato allo studio di fenomeni di tipo elettromagnetico (come i campi e le onde elettromagnetiche, le anomalie ionosferiche o la precipitazione di particelle energetiche dalle fasce di Van Allen) e la loro correlazione con fenomeni geofisici per contribuire allo sviluppo di nuovi metodi per il monitoraggio sismico dallo spazio.  Roberto Battiston, il Presidente dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ha voluto fortemente che si desse credito a questi fenomeni osservati coinvolgendo nel suo progetto la Cina. Il protocollo d’intesa  è stato sottoscritto il 25 Settembre del 2013 presso l’Ambasciata Italiana a Pechino, dall’Agenzia Spaziale Italiana e dalla China National Space Administration (CNSA) per avviare una collaborazione in questo particolare settore di ricerca, che vede l’Italia all’avanguardia. “È bene ricordare che il progetto rappresenta una fase di studio e mira a valutare la possibilità di avere un riscontro di dati dallo spazio, oltre dai sismografi a terra, in coincidenza con un evento sismico”, ha dichiarato il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. In particolar modo l’Italia contribuirà al satellite CSES con uno strumento innovativo. Si tratta di una tecnologia derivata dagli esperimenti di fisica delle particelle nello spazio realizzati con successo dall’INFN in questi ultimi venti anni, rivelatori di particelle al silicio utilizzati per l’esperimento AMS operante sulla Stazione Spaziale Internazionale e realizzati presso il Centro di Micro Sistemi di FBK. L’ASI finanzia la parte italiana della missione cui partecipano l’INFN, INAF e INGV. L’Italia ha rapporti di cooperazione spaziale con la Cina che sono già ben avviati, e vanno a toccare vari settori: dai satelliti scientifici a quelli applicativi, dai voli con astronauti all’esplorazione interplanetaria.

Chiaramente i tempi sonno molto lunghi. Bisognerà verificare quanto queste osservazioni sono ripetibili e raccoglierne a sufficienza per confrontarli con i dati registrati a Terra, e da non da trascurare, il tempo che passa dalla registrazione del fenomeno dallo spazio e il tempo che si verifichi a Terra; il tutto legato al numero dei sismi che si registreranno sulla Terra nelle aree che saranno monitorate, principalmente quelle di Italia e Cina, i due Paesi protagonisti del progetto.

Dott.ssa Rosa Ferro

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