Un pallone e la coppa del mondo a fianco.

Immagine affascinante che introduce e presenta il Mondiale di Russia 2018, al quale la Nazionale italiana, battendo la Svezia, può partecipare unendosi alle altre 32 squadre che proveranno a conquistarla.

In quella coppa, magnificamente ideata per la squadra vincitrice del torneo, l’Italia rappresenta qualche millimetro o poco più; piccola com’è geograficamente, ed oggi più che mai calcisticamente.

Confusa, maledettamente criticata, fino a sprofondare nel primo match contro la Svezia, ed ora, contro tante congetture promulgate dappertutto, chiamata ad una prova necessaria, per riprendersi le giuste dimensioni calcistiche che le appartengono da decenni.

Un percorso impervio, ma carico di aspettative; un destino fatale, ma carico di verità.

Un momento da superare contro ogni pronostico, contro qualunque incertezza, con ogni mezzo e tanta buona volontà.

Poche parole da parte dei protagonisti, così come richiesto dal capitano Buffon e tante invece dedicatele da ogni tifoso, che non vuole nemmeno pensare ad un possibile passo falso nella partita di stasera.

La Nazionale è parte di noi, è ciò che unisce nel bene e nel male milioni di italiani, tifosi di una o dell’altra squadra, obiettivi o fanatici, sportivi o antisportivi per antonomasia.

Lo spazio per respirare ossigeno puro sta per esaurirsi e la bombola di riserva è limitata alla gara contro la Svezia.

Novanta minuti per meritarci quello spazio del globo inciso nella coppa del mondo, novanta minuti per continuare a credere che l’Italia è molto, ma molto più grande di quanto si possa pensare.

 

 

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