Quando il maestro Ghirlandaio scopre la sua spiccata inclinazione al disegno, Michelangelo Buonarroti ha solo 13 anni. Figlio di un fiorente Umanesimo antropocentrico, l’artista si fa subito notare per personalità e cultura.

E’ alla corte di Lorenzo il Magnifico che Michelangelo realizza le sue prime sculture, tra cui la Battaglia dei Centauri. Pittore per caso, scultore per scelta, architetto per necessità, perfino poeta: una genio a tutto tondo, come molte delle sue opere.

Michelangelo era un artista ossessionato dalla perfezione e dal tentativo di liberare dalla pietra le figure imprigionate. Era così bravo da riuscire a catturare la concentrazione e lo sforzo fisico dei suoi personaggi meglio di qualunque obiettivo fotografico contemporaneo.

Il rapporto con la materia fa da sfondo a tutta la carriera artistica di Michelangelo. Ispirato dal concetto platonico di separazione tra idee e materia, l’artista prediligeva la scultura proprio perchè vittoria sulla sostanza. La pittura, al contrario, era subordinata alla materia, a causa della mutevolezza del colore in base all’aria e alla luce.

Nella suddivisione degli spazi, Michelangelo è rivoluzionario rispetto ai contemporanei: lo distingue una circolarità che ha lo scopo di trasmettere movimento e dinamismo. Lo stesso gioco viene applicato alla pittura, la quale, secondo l’artista, era “tanto più buona quanto più simile alla scultura”. Se Raffaello dipingeva pensando da architetto, Michelangelo lo faceva pensando da scultore: ecco allora che le figure sembrano staccarsi dallo sfondo assumendo volume, tanto da far parlare di “pittura plastica”.

La capacità di coniugare l’arte classica con i precetti religiosi della Bibbia è il filo conduttore delle opere di Michelangelo: ciò risulta evidente nella Cappella Sistina e, in particolare, nel Giudizio Universale.

Dai soggetti delle sue opere, quasi tutti commissionati, si evince la fervente spiritualità di un artista teso nella volontà di svelare il mistero di Dio, “colpevole” di avergli dato un’anima divina imprigionata in un corpo debole e fragile.

Il suo tormento personale trova sfogo nelle opere del cosiddetto “Non-Finito”, ovvero soggetti lasciati incompiuti o in stato di abbozzo, simbolo del contrasto tra spiritualità e materia ed espressione dell’umana lotta per la libertà.

“Signore, fa che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare” ripeteva Michelangelo. Ammirando le sue meravigliose opere, chissà quali desideri sconfinati custodisse nel cuore.

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