Le azioni e le manifestazioni neofasciste in Italia sono negli ultimi anni in costante aumento, dai colpi esplosi da Luca Traini a Macerata nel 2018 al recente ritrovamento di un arsenale bellico e di simboli nazisti ritrovati nei giorni scorsi in Lombardia.

Il Forum della Famiglia ed i fascisti

Una delle città in cui il riflusso di idee e pratiche fasciste sta tornando con maggiore intensità è sicuramente Verona. Dopo aver ospitato il Forum Internazionale della Famiglia lo scorso marzo al quale insieme ad organizzazioni cattoliche pro-life ed altre, che hanno in alcuni casi legittimamente espresso il loro dissenso nei confronti di una politica più aperta ed inclusiva sui temi oggetto del Forum, hanno preso parte anche organizzazioni neonaziste e neofasciste che hanno utilizzato l’incontro per veicolare idee di odio e violenza contro il diverso e l’altro.

Casa Pound in Piazza delle Erbe

A Verona, tuttavia, le manifestazioni di estrema destra non si sono limitate a cortei o all’espressione di un’opinione o di un punto di vista, ma in alcuni casi sono arrivati alle offese, alle minacce verbali ed in alcuni casi anche a quelle fisiche. Questo è quanto è successo ad un’attività commerciale inaugurata da poco nel cuore del centro storico della città, in Piazza delle Erbe, dove militanti di CasaPound hanno ripetutamente attaccato i proprietari arrivando quasi, in alcuni casi, ad aggressioni fisiche ed armate. Le persone aggredite sono conosciute in città per il loro storico impegno per la creazione di percorsi politici, sociali e culturali, motivo evidentemente sufficiente, per gli aggressori, per legittimare il loro uso della violenza. Vittime di questi atti sono stati, oltre ai proprietari dell’attività, anche coloro i quali, in alcune occasioni, si sono trovati a prenderne le difese.

Scurati e l’informazione prima del ventennio

Tra questi due momenti una lunga serie di fatti ha popolato le pagine dei principali giornali italiani, anche se spesso, salvo alcuni casi eclatanti, occupando solo brevi colonne all’interno degli stessi. Riprendendo quanto detto da Antonio Scurati nel suo libro “M – il figlio del secolo”, da poco premiato con il Premio Strega, quando vennero fondati i Fasci di Combattimento, lo spazio dedicato alla notizia dai giornali dell’epoca fu lo stesso che venne concesso ad un furto in un qualche paesino della Toscana.

Anniversario dei Fasci di Combattimento

In occasione della ricorrenza del centenario dalla fondazione dei Fasci di Combattimento a Prato si è assistito quest’anno al corteo dei gruppi neofascisti italiani durante il quale duri attacchi antisemiti sono stati rivolti a Gad Lerner e ad altri giornalisti presenti sul posto. Vedremo che, facendo riferimento a quanto evidenziato dal vincitore dello Strega, le affinità tra il Ventennio ed i giorni nostri son tante, ma che al tempo stesso non mancano rassicuranti differenze.

Il problema degli sgomberi

Prendiamo il caso degli sgomberi. Casa Pound a febbraio si scaglia contro Virginia Raggi per l’annunciato sgombero di 18 famiglie italiane da uno stabile in Via Napoleone III a Roma. Iannone, il presidente del partito  neofascista, annuncia una manifestazione a difesa delle persone in casa. Pochi mesi dopo a CasalBruciato lo stesso partito politico attacca, insulta e minaccia una donna rom mentre sta per entrare nella casa assegnatale dal Comune. Alcuni giornalisti presenti subiscono percosse da parte dei manifestanti sotto gli occhi impassibili ed indifferenti delle forze dell’ordine che non intervengono contro i fascisti responsabili degli atti summenzionati. Nel frattempo al partito stesso è concesso di occupare abusivamente uno stabile come propria sede istituzionale nel cuore della Capitale, senza che ad oggi, nonostante le varie petizioni online che in poco tempo hanno raccolto moltissime adesioni, le istituzioni giudiziarie o politiche siano intervenute.

La doppia morale che assolve

Oltre al sentirsi rinfrancati e difesi nei propri interessi da questa forza politica (e da altre che non disdegnano di salire con questa sullo stesso palco), c’è anche implicito un senso di sollievo quasi nel poter impunemente esprimere il proprio risentimento ed il proprio odio, confortati quasi da un senso di liceità di una simile consuetudine. Attaccare CasaPound perché difende gli interessi delle famiglie italiane sfrattate è un po’ come attaccare i Fasci di Combattimento quando si ergevano a difesa dei reduci della Prima Guerra Mondiale. Non condannare simili atti, al tempo stesso li rende leciti e, se è lecito fare, è ancor più lecito dire.

Il fascismo in rete

Il fascismo, infatti, o il suo ritorno, si fondano da sempre sulla propaganda, sull’assordante ripetersi di alcuni messaggi, che un tempo venivano emessi da un solo medium di comunicazione di massa, mentre oggi e i medium e gli emittenti sono infiniti. Basti guardare a quanto avviene sui social. L’odio e l’oscurità di certe espressioni su Facebook o su altri social sono consentite attraverso la mancata condanna degli stessi. Le parole stanno intossicando le anime e stanno limitando, il che è ancor peggio, il numero dei pensieri possibili da esprimere. Se volessimo considerare fascismo, pasolinianamente parlando, l’omologazione del pensiero, saremmo già in uno stadio avanzato dello stesso. La legge Fiano contro l’apologia del fascismo, che non condanna espressioni d’odio razziale o d’altro tipo, ha poco impatto sul sentimento che si sta diffondendo nella nazione.

Il fascismo a Bologna

Pensieri di questo tipo non trovano spazio solo in internet. A Bologna, nella “rossa” Bologna, non mancano messaggi e graffiti dai chiari toni fascisti. Al Pilastro, a San Donato, in Bolognina, quartieri popolati prevalentemente da meridionali e stranieri (bengalesi, cinesi, africani, ecc.) non è raro leggere sui muri delle case o sulle colonne dei portici messaggi del tipo “Negri e terroni botte e bastoni” o “Salvini mandali via tutti” o “Bologna ai bolognesi”. Sempre a Bologna, qualche mese fa, durante un comizio di una decina di partecipanti di Forza Nuova, da un corteo dei centri sociali e antagonisti, venne fuori una signora che, faccia a faccia con il cordone di polizia urlava il suo dolore (ricordando quanto successo alla sua famiglia durante il fascismo) e la sua disapprovazione per l’autorizzazione concessa a quel partito di tenere un’assemblea in piazza. Pochi giorni dopo la stessa è stata allontanata dal suo posto di lavoro.

Il fascismo a Lampedusa

Scendendo ancora più a sud e raggiungendo Lampedusa, isola fino a qualche anno fa in odore di Nobel per l’impegno profuso nel salvare migranti e naufraghi, ha assistito nelle scorse settimane, nei giorni della Sea Watch 3 e di Alex Mediterranea, alle manifestazioni di rifiuto nei confronti delle ONG e dei migranti una volta che questi sono arrivati in porto. Intanto gli africani nel foggiano, in Calabria (ma anche in Piemonte in alcune aziende caseari con indiani e bengalesi) non mancano episodi di sfruttamento degli stranieri, spesso costretti a vivere in baraccopoli dove non sussistono le condizioni igieniche minime per poter stare e dove spesso in troppi han perso la vita a causa di incendi più o meno colposi.

Piccoli gesti fascisti

Oltre alle notizie che di tanto in tanto fanno capolino in un trafiletto in cronaca in qualche giornale locale, non mancano piccoli fatti quotidiani, minime forme di scortesia che “decorano” quello che sembra essere un sentimento sempre più diffuso nel paese. Un autista d’autobus che non fa salire due eritrei alla fermata, un altro che picchia un passeggero di colore, baristi che mormorano offese e giudizi negativi o che non servono dei clienti asiatici. Piccoli gesti a cui forse col tempo non presteremo attenzione tanto diventeranno consueti e abituali da sembrare normali.

Perchè allarmarsi

A mio parere ci sono ragioni sufficienti per allarmarsi, così come ci sono un paio di elementi che consentono di guardare a questa fase storica nazionale con distacco e serenità. Le difficoltà economiche del paese potrebbero portare, come in alcuni casi sembra qualcuno abbia intenzione di fare, ad una lotta tra poveri, ad una ricerca di un capro espiatorio su cui proiettare e scaricare frustrazioni ed insoddisfazioni personali. Un altro elemento che potrà contribuire allo sviluppo di questa tendenza, sarà da imputare a chi, parallelamente alla documentazione di questi fatti (o di messaggi politici che li legittimano), non si impegnerà a promuovere la diffusione di esempi positivi, a chi non pubblicizzerà occasioni di incontro confronto e dibattito, a chi dipingerà, secondo le direttive della comunicazione politica ufficiale, un salvataggio in mare come fosse un crimine contro l’umanità.

Un elemento ambiguo

C’è poi un elemento ambiguo che potrebbe andare tanto a vantaggio tanto dei fascisti quanto della possibilità che un vero fascismo non possa realizzarsi. Tale elemento è la superficialità. Esclusi i casi in cui le idee del ventennio trovino sbocco in atti fisici ed in gesti concreti (casi, questi, dove probabilmente l’ideologia poggia su una fragilità culturale ed esistenziale profonda da parte del soggetto che agisse in tal senso), la superficialità è quell’impulso ed insieme quel freno che filtra l’intenzione, che la trasforma in parole, in post, in “storie” su Instagram, che rende piacevole quasi più leggersi che agire. A pensarci su un attimo (attività questa non necessariamente richiesta ad un fascista), è paradossale e quasi divertente immaginare un fan del promulgatore delle leggi razziali contro gli ebrei che scrive un post su un social network di un ebreo, contribuendo così all’incremento della ricchezza di questi.

La superficialità salvifica

La superficialità di cui qui parlo, sia chiaro, non è quella di Nietszche. Non è questa una superficialità il cui massimo corrisponda al massimo della profondità, non è leggerezza, è solo la piattezza di una terra piatta, un’assenza di un più alto cui aspirare o un più basso da cui tenersi lontani, è solo un quieto e vuoto nulla. C’è differenza tra il fascismo di chi torna dagli orrori della guerra più tragica mai combattuta fino a quel momento, in un mondo in cui tutti gli imperi o quasi son crollati e la libertà socialista è vista come una minacciosa forza distruttrice, dove la fatica della terra e delle greggi è l’unica moneta buona per garantirsi del pane, dove si sciopera ininterrottamente per mesi e ci si organizza in masse più o meno grandi intorno a questo o quell’ideale, c’è differenza dicevo tra quell’essere in superficie ed il modo in cui sono in superficie famiglie e figli di famiglie che fan fatica ad arrivare a fine mese ma, al momento almeno, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno un tetto sulla testa, alcuni iphone in tasca, un supermercato (coi reparti sacri) dove far la spesa, un tv con cui distrarsi, un social network con cui sfogarsi, strutture d’aiuto ed assistenza, in molti casi, pronte a dare una mano. È una superficie fatta di isolamento e progressiva assenza del senso di comunità, dove si vuole difendere un’identità di cui non si ha coscienza, dove il dire assolve alle responsabilità del fare e dove il fare è quasi evanescente. Se il fascismo c’è o ci sarà, perché in fondo è una categoria sempre potenzialmente presente nello spirito italiano ed in quello umano in generale, sarà farsa più che tragedia, sarà Brazil 1984 più che Italia 1922.

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