Pochi giorni fa, per la precisione il 3 giugno, ricorreva l’anniversario della morte dell’Ayatollah Khomeini. Per parlare di quanto avvenuto in Iran in quegli anni e di quale sia la situazione politica e sociale del paese ai giorni nostri, abbiamo intervistato Yoosef Rashvandi, sindacalista iraniano dal ’79 esule in Italia.

Buongiorno Yoosef, puoi raccontarci la tua storia? Quando sei arrivato in Italia, perché ed in che modo?

Sono arrivato nel 1979 con visto turistico e successivamente mi sono iscritto all’Università di Perugia per stranieri. Dopo aver superato l’esame di ammissione all’Università di Napoli ho cominciato gli studi di medicina.

Giorni fa si ricordava il trentesimo anniversario dalla morte di Khomeini, come ricordi quei giorni, il periodo dello scià e le settimane immediatamente successive alla sua caduta?

Durante la monarchia, l’unica ideologia libera e sostenuta dallo scià era quella islamica. I partiti democratici e i movimenti operai erano messi al bando e numerosi intellettuali e sindacalisti furono incarcerati o uccisi. La lettura de “La madre” di Gorkij era vietata e comportava arresti e torture. Caduto lo scià, l’unico che può riempire il vuoto di potere è l’Ayatollah, che si impossessa della rivoluzione. Khomeini a Parigi proclamò che nel suo governo che i comunisti saranno liberi come gli altri partiti e che il clero non ha obiettivi di potere. Appena lo scià va in esilio, l’Ayatollah prende il timone della rivoluzione.

Come è cambiato l’Iran negli ultimi 30 anni?

Dopo la morte di Khomeini il ruolo del Parlamento già islamizzato si è ridotto ed è aumentato il dispotismo religioso. Nei primi anni dopo la rivoluzione comincia il sanguinoso conflitto con l’Iraq che ha modificato il destino del paese. Dopo il cessate il fuoco parte il massacro dei detenuti politici. Anche chi aveva pene brevi viene riprocessato e condannato a morte. Il regime di Khomeini intensifica l’oppressione ai danni dell’opposizione. Dopo due anni i mujaheddin lottano e si trasferiscono in Iraq. Saddam li arma e loro attaccano l’Iran per rovesciare Khomeini dopo la guerra. Vengono fermati subito il confine e massacrati. Più di 4000 morti. Khomeini approfitta della situazione per processare i comunisti in carcere.

Considerando la tua storia personale e le conseguenze per il tuo paese, rifaresti le scelte fatte allora?

Certamente si! certamente no! Certamente rifarei tutti gli sforzi e le battaglie per l’emancipazione ed il miglioramento delle condizioni di vita degli operai e delle donne, per una maggiore autonomia delle minoranze etniche residenti in Iran, per una vita in una società democratiche per diverse popolazioni che vivono in Iran. Certamente rifarei gli sforzi per trasformare la mia nazione in un paese più democratico e laico. Quello che non farei sarebbe di non sottovalutare il ruolo nefasto della teocrazia come miscela esplosiva quando è collegata al potere.

Donne iraniane in protesta contro l’obbligo del velo.

Come giudichi quanto avviene in Iran oggi?

Stiamo assistendo ad un fenomeno incredibile. C’è un governo che reprime ogni forma di libertà ed una società civile che con una resistenza pacifica si oppone all’oppressione. In questa resistenza civile il ruolo delle donne iraniane rimarrà nella storia dell’umanità. Non solo devono combattere il maschilismo, ma anche le continue limitazioni dei loro diritti in tutti gli aspetti della vita umana. La lotta parte contro l’obbligo del velo per poi allargarsi ad altri campi, rischiando spesso il carcere. Hanno ottenuto risultati incredibili. In Iran senza donne non ci sarebbero ospedali e scuole. I musicisti scriveranno sinfonie sulla bravura e la resistenza delle donne iraniane. La figlia di Rafsanjani, l’uomo più potente dopo Khomeini, dichiara che la politica della repubblica islamica sull’abbigliamento femminile è fallita. La scorsa settimana all’Università di Teheran ci sono state aspre manifestazioni per la libertà di scelta in merito a questo da parte delle donne.

Passando alla politica estera, di recente l’Eritrea è stata esclusa dalla lista nera del governo americano, così che adesso meno Stati sono annoverati tra i “nemici” degli Usa. Come viene vissuta dal governo e dalla popolazione questa condizione?

È strano che nel XXI secolo un paese, gli Stati Uniti, possa decidere chi debba essere punito e limitato e chi no. È la prima volta che il volto dell’imperialismo non ha bisogno di volumi teorici per la sua descrizione. Lascia che l’Arabia Saudita sia paese amico anche se bombarda l’inerme popolo dello Yemen, decide di esercitare un forte embargo contro l’Iran, pur sapendo che questo favorisce l’estrema destra iraniana e i militari. Gli unici che possono contrabbandare medicinali e generi di prima necessità sono i pasdaran che controllano i porti. L’embargo organizzato da Trump rappresenta un’opzione assassina, basta considerare le tragedie conseguenti a tale politica in Iraq. L’embargo irrobustisce speculatori e apparati governativi che hanno in mano il monopolio dell’importazione di qualunque bene, soprattutto di quelli che rappresenterebbe una risposta ai bisogni primari della popolazione. L’embargo, in poche parole, apre un gigantesco mercato nero, dove la povera gente è la principale vittima. La svalutazione della moneta iraniana, la riduzione del potere d’acquisto danneggia tutti, ma soprattutto le classi meno abbienti. L’Iran, anziché essere isolato, dovrebbe essere incoraggiato nella ricerca di un rapporto paritario e di reciproco rispetto con tutti i paesi del mondo, inclusi Stati Uniti ed Israele.

Ci sono movimenti sotterranei di dissenso e protesta in Iran oggi?

Ci sono molti movimenti di protesta. Il primo maggio decine di operai sono stati arrestati perché manifestavano. Ogni settimana ci sono scioperi e manifestazioni contro la privatizzazione delle fabbriche e per delle rivendicazioni salariali. Centinaia di migliaia di operai non hanno ricevuto il loro stipendio per diversi mesi. Nei giorni scorsi è stato condannato a 30 anni di carcere un altro avvocato che difendeva i lavoratori che manifestavano, così come era già successo con l’avvocatessa Sotudeh.

Nasrin Sotudeh

Qual è il rapporto dell’Iran con i paesi vicini, penso in particolar modo a Iraq, Afghanistan e Pakistan?

Al di là dell’ingerenza implicita su questi tre paesi il governo Rouani ha provato ad avere buoni rapporti con questi paesi. A sud l’Iran dovrebbe avere rapporti di buon vicinato e coesistenza pacifica, in particolar modo con i paesi che s’affacciano sul Golgo Persico. Dovrebbe inoltre migliorare ed in alcuni casi riprendere i contatti con Marocco, Egitto e Giordania.  

Sono in atto processi di migrazione nel tuo paese?

Sono prevalentemente in uscita o in entrata, soprattutto rispetto ai paesi confinanti? In Iran ci sono più di due milioni di profughi afgani, su una popolazione di 80 milioni. Da iraniano e da immigrato critico la politica d’immigrazione del governo iraniano. I bambini immigrati, ad esempio, dovrebbero godere degli stessi diritti dei bambini iraniani. Il fatto che la comunità internazionale ignori la questione degli immigrati in Iran, non deve far sì che noi iraniani dimenticassimo la caratteristica principale della cultura iraniana, l’apertura e l’ospitalità. Non per distinguerci dagli altri, ma per affermare i principi culturali di un intero popolo.

Parlando di immigrazione, come valuti le politiche italiane su questo tema, dal tuo arrivo ad oggi?

Al momento del mio arrivo non c’era una legge sull’immigrazione. Solo palestinesi, eritrei, esuli cileni e pochi altri si vedevano riconosciuti alcuni diritti. Con trent’anni di ritardo è partita la discussione in Italia su un processo complicato e dinamico come l’immigrazione. Oggi siano ancora alla Bossi-Fini e non ci sono adeguamenti ai cambiamenti del fenomeno. Al contrario, si litiga quotidianamente su questo problema, anziché impegnarsi per risolverlo. L’Italia è un paese molto amato nel mondo. Gran parte della ricchezza italiana viene dal turismo. L’immagine che il governo italiano dà del paese con la sua politica sull’immigrazione abbruttisce l’Italia intera.

L’Iran ha ancora un forte rapporto con la Russia? Quali altri Stati sono solidali con il tuo? Immagino si possa distinguere anche tra una solidarietà verso il governo ed una verso la popolazione. Confermi questa ipotesi?

Forte rapporto con la Russia non direi, d’altronde, nessun governo vanterebbe ottimi rapporti con un paese che viola costantemente i diritti dell’uomo. Altro è il sentimento di solidarietà tra i popoli, che è vivo ed è compito di ogni coscienza democratica di estenderla e rafforzarla. Per non eludere la tua domanda, potrei dire che la Russia ci guarda con occhio da mercante.

Si è spesso parlato della politica sul nucleare dell’Iran. Cosa è vero, ancora una volta, tra quanto viene detto e scritto attraverso i vari mezzi di comunicazione? L’Iran punta all’atomica o davvero vuol solo sviluppare un programma industriale?

La guida suprema della Repubblica islamica ha più volte dichiarato che in base alla dottrina musulmana le armi atomiche di distruzioni di massa sono proibite. In base agli accordi cinque più uno, gli ispettori di Stati Uniti Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Iran, hanno sempre verificato, in sede ONU, che gli accordi venivano rispettati. Solo successivamente gli USA sono arbitrariamente usciti dall’accordo. Io sostengo che l’America dovrebbe rientrare nel gruppo dei cinque più uno, non fomentare odio e guerra, né alimentare tensioni. È vero, si vendono più armi, i produttori sono contenti, ma il nostro mondo diventa più fragile ed un luogo più pericoloso per tutti. L’umanità dovrebbe seriamente considerare il rischio che corre con la presenza di enormi armamenti nucleari in ogni angolo del pianeta. Bisogna fa ripartire la corsa al disarmo.

Netanyhau ha sciolto il knesset pochi giorni fa? Qual è ad oggi la politica dell’Iran verso Israele?

La politica bellicosa di Trump è in linea, quando non anticipa quella di Netanyhau. La politica del leader israeliano nei confronti dell’Iran è di indebolimento, così come quella dell’Iran nei loro confronti. Bisogna riportare la pace in quella regione. Tutti i popoli di quell’area vivrebbero molto meglio se non ci fossero queste tensioni. Bisogna cessare l’occupazione dei Territori Palestinesi e realizzare il tanto auspicato piano dei due popoli e dei due Stati.

Quali sono i rapporti con gli altri Stati arabi, in particolar modo Siria, Palestina e Arabia?

L’Iran ha stretti rapporti con Hamas in Palestina ed appoggia Assad in Siria, mentre con l’Arabia Saudita i rapporti non sono buoni.

Hai delle informazioni sui rapporti tra Italia ed Iran?

Con l’embargo di Trump i rapporti tra Italia e Iran si sono un po’ raffreddati. L’Italia e non solo (anche Germania e Cina vivono la stessa condizione) non possono acquistare petrolio dall’Iran. Inoltre, nel caso dell’Italia, moltissimi lavoratori italiani, residenti in Iran, rischiano di perdere, quando non hanno già perso, il posto di lavoro.

Consiglieresti ad un occidentale di visitare quella che un tempo fu la Persia? Cosa consiglieresti a chi ci legge?

L’Iran è un bellissimo paese. Mentre al nord ci sono piste di sci per quasi tutto l’anno, al sud per 12 mesi si può fare il bagno al mare. E’ un paese ospitale che, nonostante alcune limitazioni volute dal governo, ha ancora molto da raccontare e da dire.

Ti manca l’Iran?

Certo che mi manca. Da quarant’anni non posso vivere nel mio paese.

Annunci

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here