L’Etna mette in bancarotta le città siciliane: governo stanzia 5 milioni

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L’Etna, che si trova a 3.300 metri (10.800 piedi) sul livello del mare, sta eruttando, regolarmente da febbraio, in modo spettacolare, con fontane di lava alte 2.000 metri. Questo ha creato un grave problema a decine di città siciliane, che rischiano la bancarotta a causa dei costi per bonificare le ceneri vulcaniche lasciate dall’Etna.

Che tipo di vulcano è l’Etna?

L’Etna (detto anche Mongibello) è uno stratovulcano complesso della Sicilia, vicino a Catania. Originatosi 550.000 anni fa, nel Quaternario, ed è il più alto vulcano attivo della placca euroasiatica. Le sue frequenti eruzioni nel corso del tempo hanno modificato, a volte anche profondamente, il paesaggio circostante e in tante occasioni hanno costituito una minaccia per gli insediamenti abitativi nati alle sue pendici. Il 21 giugno 2013, la XXXVII sessione del Comitato UNESCO ha inserito l’Etna nell’elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell’umanità.


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Cosa dicono gli esperti?

Dal collasso del Mongibello Antico in poi l’Etna ha raggiunto una fase di relativa quiescenza che alterna con eruzioni di tipo basaltico. Il vulcano attuale presenta molteplici piccole bocche laterali, dette crateri avventizi, prodotte dalle varie eruzioni nel tempo. Esistono anche dei centri eruttivi eccentrici caratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo. Non si è in grado di produrre una cronologia completa delle eruzioni etnee, nel periodo storico, a causa dell’incertezza o dell’imprecisione delle fonti. Ma la moderna ricerca geologica e stratigrafica sta progressivamente facendo ordine sulle indicazioni basate su memorie storiche; meglio testimoniate sono quelle dal XVI secolo in poi.

Cosa farà il governo per risolvere il problema delle ceneri sulle città siciliane?

Lunedì il governo , riunitosi ha stanziato 5 milioni di euro per aiutare le città coinvolte, a pagare lo smaltimento delle ceneri vulcaniche, il cui costo può raggiungere più di 1 milione di euro per ogni eruzione, poiché per la legge italiana, la cenere è considerata un RIFIUTO SPECIALE, il che aumenta il costo del suo smaltimento, che si aggira intorno ai 20 € al metro cubo.
“La situazione è molto grave”, ha detto Alfio Previtera, consigliere comunale del comune di Giarre, uno dei paesi più colpiti dalle ceneri dell’Etna. ”Strade, piazze, tetti, balconi, automobili: tutto è ricoperto di cenere. Da marzo sulla nostra cittadina sono cadute circa 25.000 tonnellate di cenere. La gente usa gli ombrelli come protezione.”

Una nuova legge cambierà la situazione per le città siciliane?

Il Senato, la scorsa settimana ha, finalmente,  approvato una legge:
Secondo cui la cenere non deve più essere considerata un RIFIUTO SPECIALE per arginare la bancarotta: “La legge ridurrà notevolmente i costi di smaltimento”, afferma Silvio Grasso, ingegnere e capo della protezione civile di Giarre.  “La legge prevede, ad esempio, che il frassino possa essere utilizzato in agricoltura per rendere più fertile il terreno, oppure in edilizia come materiale di cementazione o di riempimento.  Certo, il problema persiste anche perché l’Etna non ha ancora finito di eruttare”.