Puer Apuliae. Sultano battezzato. Anticristo. Stupor Mundi. Sono solo alcuni dei soprannomi tramite cui l’immaginario collettivo, da otto secoli, ha fissato nella memoria storica la figura di un grande imperatore, un uomo la cui mentalità ha meravigliato, e contrariato, cronisti medievali, eruditi rinascimentali e storici moderni: l’ esperienza politica e culturale di Federico II di Svevia fa scalpore anche oggi. Amante del bello, appassionato lettore, animato da insaziabile curiosità, versatile nella vita privata e nelle scelte politiche, Federico II fu un grande legislatore che tentò la strada dell’eguaglianza giuridica; un grande scienziato che si dedicò allo studio dell’ornitologia; uno strepitoso architetto che unì elementi classici a influssi arabi e orientali, riflettendo la sua poliedricità; un appassionato poeta che si circondò di artisti “internazionali” e che stimolò l’uso del volgare, nel quadro di quella unità politica, civile e sociale che volle dare al suo Regno; un uomo cristiano che promosse una politica di integrazione religiosa che non ha eguali nel Medioevo, e forse non trova facili confronti nemmeno nella nostra società.

MA CHI E’ FEDERICO II DI SVEVIA?

Duca di Svevia, re di Sicilia, Germania e Gerusalemme, imperatore del Sacro Romano Impero, Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen nacque il 26 dicembre del 1194 da Enrico VI di Svevia e Costanza d’Altavilla. Rimasto orfano a quattro anni, fu affidato a papa Innocenzo III – fautore della supremazia papale-, crescendo come “agnello tra lupi”, e usato come pedina politica nei giochi di potere condotti dal Papato: il giovane re però sarebbe stato in futuro il più formidabile antagonista del potere temporale dei Papi e il più strenuo difensore dell’autonomia dello Stato laico. Dotato di eclettismo tale da approfondire la filosofia, l’astrologia, la matematica, la medicina, le scienze naturali e la poesia, raccolse attorno alla sua corte uomini di grande prestigio culturale, come Michele Scoto, Pier delle Vigne, Teodoro di Antiochia. E vi scrivevano non solo in latino e provenzale, ma anche in volgare, quel dialetto siculo che Federico II trasse dal suo popolo per farne la lingua della nuova nazione che andava forgiando, l’Italia: questo crogiolo culturale, in cui si formò la prima lingua italiana, si chiamò la scuola poetica siciliana. Animato da un’incredibile curiosità, accese un primo barlume di scienza sperimentale fondata sull’osservazione: è autore del De arte venandi cum avibus, forse il primo moderno trattato di ornitologia. A Napoli ha fondato la prima univesitas studiorum statale e laica della storia d’Occidente, in contrapposizione all’ateneo guelfo di Bologna, privato e clericale. Intensa anche l’attività legislativa con il Liber Augustalis, con cui tentò la strada non solo dell’unificazione del suo Regno, ma anche dell’uguaglianza giuridica.

CASTEL DEL MONTE TRA MITO E STORIA

La figura di Federico II è quella, tra i principi svevi, più saldamente legata i destini dell’Italia e, in particolare a quel Regno di Sicilia che gli Staufen ereditarono dai Normanni. Straordinaria è la Puglia sveva, a cui l’imperatore è legato indissolubilmente. Vi costruì oltre 100 strutture tra castelli, palazzi e case di caccia che egli chiamava loca solaciorum: Bari, Brindisi, Oria, Gioia del Colle, Gravina, Trani, Barletta, Altamura – ospitava l’unico tempio che innalzò-, Monte Sant’Angelo, Lucera, Foggia, sono solo alcune delle più importanti testimonianze federiciane. Emblema di questa fitta trama architettonica è Castel del Monte, in agro di Andria, un monumento carico di magia e simbolismo, in cui mito e storia, classicismo e influssi orientali, geometria e astronomia, si fondono in un solo elemento che governa tutta la struttura, l’ottagono. Patrimonio dell’ Unesco dal 1996, Castel del Monte sorge sull’altopiano delle Murge occidentali, a 18 km di distanza dal comune di Andria. L’origine dell’edificio si colloca ufficialmente il 29 gennaio del 1240, quando Federico II ordina di predisporre il materiale necessario alla costruzione di un castello nei pressi della chiesa, oggi scomparsa, di Sancta Maria de Monte. Fin dal XVIII secolo, rimasto incustodito, fu sistematicamente devastato, spogliato dei marmi e degli arredi, divenendo anche ricovero per pastori e briganti. Nel 1876 fu acquistato dallo Stato Italiano.

La struttura dell’edificio consiste in monumentale blocco di forma ottagonale, ai cui 8 spigoli si appoggiano altrettanti torri ottagonali, alte 24 metri. Lo spazio interno si articola su due piani, ciascuno con 8 stanze di forma trapezoidale raccolte intorno ad un cortile; il prospetto principale, sul lato est, è dominato da grandioso portale in breccia corallina cui si accede tramite due rampe di scale simmetriche. Una cornice marcapiano cinge l’intera costruzione segnando la presenza dei due piani dell’edificio. A caratterizzare maggiormente la struttura, il gioco cromatico rivelato dai materiali di costruzione: la pietra calcarea, bianca o rosata a seconda dei momenti della giornata, interessa la struttura nel suo insieme e in alcuni particolari decorativi; il marmo, bianco o leggermente venato, oggi visibile nelle finestre e nelle sale del I piano, un tempo doveva costituire gran parte dell’arredo; la breccia corallina, oltre a caratterizzare il portale principale, interessa sale e rifiniture di porte e finestre del piano terra. Una menzione particolare va fatta per quella che è tradizionalmente nota come sala del trono, sul lato orientale dell’edificio in corrispondenza del prospetto principale, da cui è possibile manovrare lo scorrimento della saracinesca del portone d’accesso. Ed è qui, nella sala che molti vogliono intenzionalmente rivolta al sole, che l’immaginario collettivo colloca il mitico Federico.

Dunque un castrum, una reggia, una casa di caccia o un luogo di culto? Castel del Monte ha dato vita ad un appassionante enigma in cui elementi geometrici, architettonici, astronomici ed esoterici si fondono in un unicum che non trova eguali in Puglia. Nonostante nel nome conservi la parola castello, molti elementi hanno portato alcuni studiosi a scartare l’ipotesi della sua funzione difensiva: privo di elementi tipicamente militari come il fossato, posto in posizione non strategica, dotato di particolari scale a chiocciola sviluppate in senso antiorario; eppure, nello “Statutum de reparatione castrorum”, Castel del Monte è più volte descritto come castrum. Altri storici hanno visto nella grandiosa architettura di Andria un tempio del sapere, in cui ombre, luci ed eventi astronomici ne regolano il funzionamento. Tante sono le ipotesi e tante le contraddizioni che ognuna di essa porta con sé. Certo è che Castel del Monte riflette, in tutti i suoi elementi, l’appassionante ed enigmatica personalità del Puer Apuliae, un castello dove forse non soggiornò mai, eppure è il luogo che più ci parla di Federico II di Svevia.

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