La comunità trans colpita in Ungheria. Da oggi vietato il cambio dei documenti

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Uno storico passo indietro sul versante diritti umani quello avvenuto ieri in Ungheria.

Ciò che era già stato annunciato precedentemente dal governo del leader sovranista Viktor Orban è diventato realtà. E’ stato infatti approvato ieri dal parlamento di Budapest l’emendamento legislativo che vieterà da ora in poi il cambiamento di sesso nello stato civile e il riconoscimento giuridico dell’identità di genere per le persone transgender e intersex. La modifica legislativa inoltre definisce esplicitamente il concetto di genere, inteso come “sesso biologico basato sulla nascita e sul genoma” non riconoscendo quindi di fatto l’identità di tutte le persone in transizione.

Tamas Dombos, attivista LGBTI (qui in una precedente intervista dove spiegava la situazione della comunità omo, bi, trans e intersessuale in Ungheria) ha così commentato: “E’ scandaloso che il parlamento abbia adottato questa odiosa legge in contrasto con le preoccupazioni sollevate da decine di organizzazioni della società civile e organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, il Parlamento Europeo e vari organi della Nazioni Unite. Utilizzeremo ogni via legale per contestare questa legge nei tribunali ungheresi e internazionali”.
La comunità internazionale impegnata nella tutela dei diritti umani aveva anche lanciato nei giorni scorsi la campagna internazionale #Drop33, in riferimento alla sezione 33 della proposta di legge ieri approvata, per sensibilizzare il più possibile sulla situazione attuale della comunità lgbti in Ungheria.

Orban, al potere in Ungheria dal 2010, è possessore dei pieni poteri da fine marzo, cioè da quando il parlamento ha votato (138 favorevoli e 53 contrari) a favore del decreto proposto per far fronte all’emergenza da COVID19 che contiene però a prima vista elementi, come quello del cambiamento dei documenti per le persone transgender e intersex, che hanno però poco a che fare con il nuovo coronavirus.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban
Il primo ministro ungherese Viktor Orban

La norma approvata al momento non ha limiti temporali (bocciata la proposta che limitava a 90 giorni il periodo di emergenza provvisoria) e prevede sanzioni o carcere per chi crea disinformazione sull’epidemia o sul governo.

Perfino il partito nazionalista Jobbik, ancora più a destra del partito Fidesz del primo ministo Viktor Orban definì a marzo l’introduzione dei “pieni poteri” un colpo di stato.