Questa mattina, la giustizia marocchina ha condannato a due anni di prigione l’imprenditrice marocchina Hind Achabi, di 38 anni, presidente della compagnia d’aviazione privata più prestigiosa del Marocco, Dalia Air.

Hind Achabi aveva un’ottima carriera ben riuscita. La sua vita professionale e privata ruotava intorno a città importanti come Vienna, Ginevra, Milano, Rabat e New York. Dal mese di agosto si trova prigioniera nella prigione di Salé vicino a Rabat, in quanto nel 2016 fu accusata e denunciata da suo marito, Sadiq Marafi, ambasciatore del Kuwait per adulterio e falsificazione dei documenti del loro divorzio.

Sadiq Marafi aveva richiesto alla giustizia marocchina di realizzare un’analisi del DNA per verificare la paternità dei due figli di Hind Achabi, nati nel 2015 e nel 2016. Dalla prova del DNA era risultato che nessuno dei due bambini era figlio dell’ambasciatore.

Per questa ragione Hind Achabi è stata condannata a due anni di prigione e a un risarcimento di 18.000 euro a favore di suo marito. Il suo compagno, l’imprenditore marocchino Mohcine Karim Bennabi è stato messo in libertà dopo 7 mesi di carcere. Anche la sorella di Hind Achabi è stata condannata a sei mesi di carcere per essere complice dell’utilizzazione di documenti falsi.

Mohamed Faziou, avvocato dell’imprenditrice, ha difeso la sua cliente dichiarando che quest’ultima si era giè divorziata da Sadiq Marafi nel settembre del 2014 e che la relazione da lei avuta con un altro uomo non può essere considerata come un adulterio. Inoltre l’avvocato ha dichiarato che non vi è stata nessuna falsificazione di documenti da parte dell’imprenditrice in quanto quest’ultima non aveva ricevuto ancora da Kuwait nessuna copia del divorzio.

“Il problema era che lei non aveva potuto ricevere i documenti dal divorzio da Kuwait e la accusano di aver falsificato i documenti quando in realtà non può esistere una falsificazione su una fotocopia”, ha spiegato l’avvocato al giornale spagnolo El País.

Inoltre, quando erano nati i bambini di Hind Achabi, quest’ultima e l’ambasciatore Sadiq non erano più sposati. L’unica relazione che intrattenevano era una relazione basata esclusivamente sugli affari, l’unica cosa che li obbligava a rimanere in contatto. Ma per quanto riguarda il piano personale, Hind Achabi e Sadiq Marafi non erano più marito e moglie.

Il codice penale marocchino prevede per i “colpevoli” di adulterio, da uno a due anni di prigione. La vicepresidente dell’Associazione Democratica delle Donne del Marocco (ADFM) e militante femminista, Saida Drissi, ha spiegato che un processo di questo tipo può terminare solo se il coniuge che ha fatto la denuncia ritira quest’ultima. Altrimenti non c’è nulla da fare.

Fino ad ora, l’imprenditrice ha potuto vedere i suoi figli nella carcere solo una volta alla settimana. In questi mesi, il quotidiano spagnolo El País ha cercato di mettersi in contatto con Hind Achabi, ma il centro penitenziario nella quale è rinchiusa, non le ha permesso di rispondere alle domande del questionario che le è stato inviato dalla redazione, ha spiegato l’avvocato Mohamed Fazou.

Questo è l’ennesimo caso di una donna vittima della legge degli uomini. La durezza della legge marocchina ha privato questa donna della sua libertà per avere avuto una relazione con un altro uomo, presunta fuori dal matrimonio. Questo tipo di castigo è previsto non solo per le persone che commettono adulterio ma anche per le persone che intrattengono relazioni sessuali con persone dello stesso sesso. Le associazioni dei diritti umani hanno messo in discussione numerose volte il codice penale marocchino cercando di porre fine a numerose ingiustizie. Tuttavia, la cultura e la legge marocchina si rifiutano di cambiare le regole attuali e nessuno ha preso in considerazione le loro richieste. Il paese continua a mantenere questa rigidità soprattutto nei confronti delle donne.

Il caso di Hind è un altro grido in mezzo a una società sorda, che nessuno ascolta e che nessuno vuole ascoltare. La storia di Hind rimane sconosciuta in molti paesi e per il momento i media che narrano la sua storia sono pochi.

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