martedì, Giugno 18, 2024

GIORGIO GRIFFA E RICCARDO GUARNERI | Kromya Art Gallery, Lugano 

Prosegue fino al 7 maggio 2023 la mostra che Kromya Art Gallery Lugano dedica agli artisti Giorgio Griffa e Riccardo Guarneri, esponenti di spicco della Pittura Analitica, una corrente artistica alla quale la Galleria ha sempre riservato grande attenzione. Entrambi gli artisti, invitati da Christine Macel, hanno partecipato alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2017), con una sala a loro dedicata.

Una ricerca pittorica, quella di Griffa e Guarneri, di grande attualità̀ che, negli ultimi cinquant’anni, ha saputo cambiare, rimanendo tuttavia fedele a se stessa, attraverso la restituzione di opere analitiche, puntuali, precise, in cui quello che si vede è quello che è.

Il percorso espositivo comprende una quarantina di lavori realizzati dagli anni Sessanta ad oggi da due artisti che, seppur in maniera diversa, hanno fatto parte di quella che la storia dell’arte ha definito solo in anni recenti come Pittura Analitica, e che a lungo è stata indicata come Pittura PitturaNuova Pittura o Pura Pittura.

La Pittura Analitica si oppone all’ideologia del decennio precedente, ponendo al centro non più il sistema che sta intorno all’opera d’arte, bensì l’opera d’arte stessa, generando un nuovo punto di vista. Le verità del decennio precedente vengono messe da parte: l’incertezza del risultato, il dubbio permanente e la devianza da un percorso lineare rimangono alcuni fattori salienti di un’esperienza che si oppone a qualsiasi aspetto dottrinario. Alla teoria si affianca la prassi. L’opera diventa una sorta di diario di bordo, una descrizione in divenire del proprio operare che perde la sua aura per diventare, appunto, prassi. Tutto ciò ha reso la Pittura Analitica peculiare, tanto da poterla definire un movimento / non movimento. D’altra parte, facendo proprie le teorie di Nietzsche e Heidegger, sono giustappunto gli anni Settanta a erodere la concezione unitaria della storia, aprendo così le porte a una nuova epoca, in anticipo rispetto ad alcuni principi propri del Postmoderno e della Transavanguardia.

Griffa e Guarneri, insieme ai loro compagni di viaggio, hanno indicato una nuova strada: trattasi di arte e artisti liberati dalla retorica informale, dall’accademismo astratto e, soprattutto, dal dogma minimalista. È questa la rivoluzione silenziosa degli anni Settanta, dove la pittura è intesa come mezzo, e non più come fine, per riappropriarsi di un linguaggio e di una rinnovata creatività, dove il manufatto assume nuovamente un proprio ruolo, così come il processo operativo. La luce della pittura si manifesta come segno, traccia e colore, i quali si uniscono in questo modo al quarto elemento della storia dell’arte: lo spazio.

Iononrappresentonullaiodipingo: questo lo slogan programmatico di Griffa già nel 1973. Per lui dipingere significa lasciare un segno sulla superficie grezza della tela, un segno che porta con sé tutta l’eredità della storia dell’arte, dalle grotte di Lascaux alle Avanguardie, un segno che dialoga con le pieghe della tela ora diventata parte integrante dell’opera stessa, in linea con i colleghi francesi del gruppo Support/Surface (Louis Cane, Noel Dolla, Claude Viallat, Daniel Dezeuze).

Guarneri, invece, è più̀ vicino alla poetica astrattista di Dorazio, ma con una “musicalità̀” diversa: colori tenui che arrivano da una tradizione tipicamente fiorentina quattrocentesca, con tracciati minimi realizzati con matita e tecniche miste acquerellate dagli effetti calligrafici, dove l’oriente entra in punta di piedi. Lascia che sia la luce stessa a decidere il colore: il colore-luce, a suo avviso, deve ipotizzare un nuovo modo di vedere, allargando e aumentando il campo della percezione.

L’esposizione è visitabile fino al 7 maggio 2023 nei seguenti giorni e orari: lunedì, martedì, giovedì e venerdì 10.00-16.00, mercoledì e sabato su appuntamento. Ingresso libero.

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