Ghiacciai a rischio: molti potrebbero scomparire entro il 2050

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A dare questa triste notizia è uno studio fornito dall’Unesco: un terzo dei ghiacciai presenti sul nostro pianeta potrebbero scomparire entro il 2050.

I ghiacciai sono davvero in pericolo?

Il ghiacciaio di Yellowstone e Yosemite, negli Stati Uniti. Il ghiacciaio sul Killimangiaro e quello sul monte Kenya, in Africa. Sono solo alcuni dei ghiacciai, presenti in siti Unesco, che potrebbero fare questa fine. E questo a prescindere dai futuri scenari climatici.


I ghiacciai del mondo si stanno sciogliendo


Lo studio dell’Unesco

Il rapporto dell’Unesco è uscito proprio oggi 3 novembre, e contiene i dati più recenti sullo stato di salute dei ghiacciai classificati come Patrimonio Mondiale dell’Umanità (si tratta, in complessivo, di una superficie di 66.000 kmq). La stima è che un terzo di questi ammassi di ghiaccio andranno a scomparire da qui al 2050. Il che può sembrare poco, ma in termini di percentuali la situazione è più seria di quanto appare.

Un invito all’azione

“Questo rapporto è un invito all’azione. Solo un rapido calo delle attuali emissioni di CO2 può dare speranza di salvare i ghiacciai e l’eccezionale biodiversità che da essi dipende. La COP27 avrà un ruolo cruciale nel portare a soluzioni” ha spiegato Audrey Azoulay, Direttore Generale dell’Unesco. Il suo intento è infatti presentare lo studio alla COP27 che si terrà a Sharm-El-Sheikh, in Egitto, dal 6 al 18 novembre.

Primo indiziato, l’aumento delle temperature

Lo studio ha visto la collaborazione tra l’Unesco e l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), oltre al contributo di alcuni scienziati svizzeri e del CNRS, senza dimenticare il Laboratorio di Geofisica Spaziale e Oceanografia (Legos). Sotto il microscopio, 18.600 ghiacciai presenti in 50 dei 1154 siti monitorati dall’Unesco, 257 dei quali naturali. “Se l’Unesco ha cinquanta siti glaciali, ognuno di essi può includere diversi ghiacciai. Quindi il più grande di questi siti, in Alaska, ne accoglie più di 3000” ha spiegato Tales Carvalho Resende, responsabile del programma e principale autore del rapporto. Il loro calo ha quindi potuto essere quantificato, e allo stesso tempo è stato individuato il principale sospettato: l’aumento delle temperature, naturalmente.