Crepe nel centrodestra sempre più profonde: alleanze instabili?

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Crepe nel centrodestra

Le crepe nel centrodestra sono sempre più profonde. Tanto che gli equilibri su cui poggiano attualmente le alleanze traballanti sembrano sempre più precari. L’ennesimo strappo questa volta, verte sulla ricandidatura di Nello Musumeci alla Regione Sicilia. Caldeggiata dalla Meloni, e su cui la Lega non è disposta a puntare.

Crepe nel centrodestra: qual è il casus belli?

Il casus belli sui candidati alle amministrative dunque spacca il centrodestra. Generando una serie di inevitabili polemiche interne alla coalizione. Soprattutto da parte di Giorgia Meloni che di fronte alla richiesta di Salvini di ritardare l’annuncio della candidatura di Musumeci in Sicilia denuncia “regole ancora fumose” su alleanze e programmi comuni. Tuttavia dopo lo scontro e le divergenze, quando l’obiettivo era di strappare il Quirinale al centrosinistra, la situazione sembra ulteriormente peggiorare. La tensione è alle stelle anche perchè in 5 capoluoghi la coalizione va divisa. Difatti nel centrodestra manca di fondo il gioco di squadra. Che potrebbe rivelarsi fatale non solo per le competizioni locali ma anche per i giochi elettorali per il dopo Draghi. Il tema di fondo, difatti è la strategia che la destra e la sinistra stanno predisponendo per la conquista dell’elettorato. In vista delle prossime politiche del 2023. Non a caso Meloni, dopo l’incontro ad Arcore tra i leader tuona: “È sicuramente positivo essersi incontrati ma l’unità della coalizione non basta declamarla. Occorre costruirla nei fatti”.

frattura anche nel Popolo della Libertà

Al tempo stesso ci basta guardare anche nel campo del Popolo della Libertà, e diventa chiaro che la situzione all’interno del centrodestra è in stallo. Le cui linee politiche non sono completamente chiare. La ministra per gli Affari regionali in un’intervista al Corriere della Sera contesta apertamente le ultime scelte del partito. Criticando le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sull’invasione russa dell’Ucraina dice “Non potevo credere ai miei occhi. Siamo un movimento politico filo atlantista, europeista, siamo nel Ppe e ci siamo chiamati in passato Popolo della libertà, per la quale gli ucraini stanno combattendo. Il tempo di Pratica di Mare purtroppo è finito e oggi ogni ambiguità di filoputinismo reca danno all’Italia e incrina la necessaria unità del Paese. Io sto dalla parte dell’Ucraina, dell’Ue e della Nato”. Mentre in merito alla polemica su Ronzulli sorta dopo la sua nomina a coordinatrice del partito in Lombardia, Gelmini dice: “La Ronzulli ha detto di essere solo ‘un soldato‘ di Berlusconi? Nel partito c’è un deficit sempre più evidente di discussione e condivisione e un problema di selezione della classe dirigente”. “Si può fare tutto e, figuriamoci, siamo tutti soldati di Berlusconi. Ma c’è un tempo e un modo per fare le cose. E non riconosco, in quello che è accaduto, lo stile e il metodo del presidente Berlusconi”.