Calcio: diritti umani e protesta bianca

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calcio e diritti umani

Quando una notizia accomuna il calcio ai diritti umani, seppur si tratti solo di una presa di posizioni contro una questione che attanaglia il mondo civile, fa sempre piacere. Dopo la Norvegia anche la formazione della Germania è scesa in campo per protestare contro quello che sarà un caso che farà discutere in merito ai mondiali da disputarsi in Qatar.

Qual è l’antecedente che accomuna il calcio e i diritti umani?

Calcio e diritti umani stanno assieme in questa notizia da quando si è saputo che in Quatar, per la preparazione degli stadi e le infrastrutture che ospiteranno i mondiali del 2022 sono morte già oltre 6.500 persone, per lo più migranti, stando all’inchiesta condotta del Guardian. Ecco che giorni fa la Norvegia è scesa in campo contro la squadra del Gibilterra, per disputare la qualifica ai mondiali del 2022, con una maglia che riportava” diritti umani dentro e fuori dal campo”. Lo aveva anticipato anche il Ct norvegese Stale Solbakken. Era necessaria una presa di posizione della squadra, dato che in Norvegia si discute già di boicottare i mondiali. Sarebbe un peccato per questa squadra dove gli atleti sono lanciatissimi e in forma smagliante tanto da aspirare a delle buone posizioni nei match mondiali.


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Diritti umani calpestati : il calcio dice NO!

Iniziativa di protesta norvegese seguita a ruota dalla Germania. La nazionale tedesca ieri nel disputare la sua partita con l’Islanda ha dato il contributo anch’essa. La formazione Alemanna è scesa in campo con delle maglie riportanti delle lettere che messe tutte vicine recavano scritto diritti umani, in lingua inglese. É una presa di posizione importante questa, che viene rispettata comunque dalla FIFA, che non prenderà provvedimenti nei confronti dei calciatori. Con un comunicato la Federazione ha fatto sapere che “La FIFA crede nella libertà di parola e nel potere del calcio come forza del bene”.

Cosa ha riportato il quotidiano britannico in merito alle morti in Quatar?

Il Guardian trattando l’inchiesta sulle morti in Qatar ha fatto emergere i numeri. In 10 anni per la costruzione di stadi, strade ,aeroporti, alberghi e tante altre infrastrutture sono morte in media 12 persone alla settimana. Tutti immigrati provenienti da India,Bangladesh, Nepal, Sri Lanka, Filippine, Kenia e Pakistan. Immigrati trattati come veri e propri schiavi. Lasciati a morire per cause come stress termico conseguente al caldo asfissiante tra i 40° e i 48° per 4 mesi l’anno, o per insufficienza cardiaca e insufficienza respiratoria acuta.

Famiglie lasciate senza un perché

Le famiglie delle “vittime del lavoro” perché di questo si tratta, non hanno avuto nessun risarcimento o spiegazione in merito alle morti dei loro congiunti. Diritti umani spazzati via, condizioni di lavoro estreme, tante morti inutili in nome di cosa poi? Per vedere 22 uomini in mutande che corrono dietro a un pallone? Un secolo fa forse! adesso tutto è business economico finanziario e gli uomini in campo sono solo trasposizione monetaria su due gambe. La vita di un uomo ha perso del vero significato oggigiorno, dentro e fuori del campo.