Zygmunt Bauman: nasceva il 19 novembre 1925

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Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman è stato un sociologo, filosofo e accademico polacco che ci ha lasciato solo un paio di anni fa. Nato da genitori ebrei non praticanti a Poznan, in Polonia, nel 1925, fuggì successivamente nella zona di occupazione sovietica nel 1939, a seguito dell’invasione nazista della Polonia. Si mise dunque a servizio di un’unità militare sovietica, per la precisione il KBW, un’unità sorta con lo scopo di combattere l’anticomunismo.

Zygmunt Bauman: la vita

Dopo la guerra, iniziò a studiare sociologia all’università di Varsavia, dove rimase fino al 1968. Inoltre, collaborò con diverse riviste specializzate. Inizialmente fu fedele al Marxismo ma successivamente si avvicinò al pensiero di Gramsci e Simmel. Nel marzo 1968 avvenne una epurazione antisemita in Polonia, la quale spinse molti degli ebrei polacchi superstiti a cercare rifugio all’estero. Il ministro populista Mieczyslaw Moczar scatenò una dura campagna antisemita, culminata in una purga, che non consentì a Bauman di candidarsi a leader del Partito polacco dei Lavoratori Uniti e fece perdere al contempo la sua cattedra all’Università di Varsavia.

Zygmunt Bauman

Durante un temporaneo soggiorno in Gran Bretagna, presso la “London School of Economics”, pubblicò uno studio sul socialismo inglese, sotto la supervisione di Robert McKenzie(1959). Questa costituì la sua prima opera maggiore e venne tradotta in inglese nel 1972.

Colpito dall’epurazione, si rifugiò in Israele e insegnò all’università di Tel Aviv. In seguito, ottenne una cattedra all’università di Leeds.
Dal 1990 circa, il filosofo polacco iniziò ad esercitare una considerevole influenza sul movimento Anti-Globalizzazione.

Nella sua vita si sposò con la scrittrice Janina Bauman da cui ebbe tre figli, di cui una è la pittrice Lydia Bauman.

Zygmunt Bauman: il suo pensiero

La modernità liquida fu tra i concetti più noti del sociologo. Semplice da comprendere: con la fine delle grandi narrazioni del secolo scorso abbiamo attraversato una fase che ha smontato quelle certezze del passato in ogni ambito. Le ha dissacrate mescolandole a pulsioni nichilistiche. Il risultato è appunto un presente senza nome caratterizzato dalla crisi dello Stato di fronte alle spinte della globalizzazione, da quella conseguente delle ideologie e dei partiti e dalla lontananza del singolo da una comunità che lo rassicuri.

Bauman analizza la fase politica e sociale che viviamo al giorno d’oggi. Essa è propizia ai populismi e all’indignazione, a spinte contrastanti che viaggiano in direzioni complesse ma senza progetto. L’unica consapevolezza che si ha è di ciò che non si vuole.

Zygmunt Bauman

Lo stesso sviluppo della società moderna è basato su un’attesa (sul ritardo della gratificazione e sulla procrastinazione) che ha finito per produrre due tendenze in radicale opposizione. Da una parte una società basata sull’etica del lavoro, dall’altra l’estetica del consumo. La prima inverte mezzi e fini finendo per premiare il lavoro fine a se stesso, estendendo il ritardo all’infinito e tuttavia mantenendo una volontà di ricercare modelli e regole al vivere comune. La seconda vede il lavoro come mero strumento utile a preparare il terreno per altro. Il mondo diventa quindi un immenso campo di possibilità e di sensazioni sempre più intense in cui ci muoviamo.

Infine, nel 1989 con la pubblicazione di Modernità e Olocausto, avviene la svolta delle ricerche di Bauman. Qui egli affronta un tema evidentemente enorme per chiunque, così come lo è il ponte che si costruisce fra la persecuzione degli ebrei e le dinamiche della modernità.
Il filosofo fa dello sterminio un fatto ripetibile, lo toglie dall’isolamento trasformandolo in frutto della civiltà moderna, delle sue regole economiche a cui subordinare pensiero e azione.

Zygmunt Bauman:” Come affrancare un uomo catapultato in una vita liquida?”

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