Zuckerberg troppo tollerante con Trump: i dipendenti di Facebook protestano

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Zuckerberg non cancella i post di Trump: i dipendenti di Facebook protestano.

Le esternazioni social di Donald Trump continuano a far discutere e stanno creando una spaccatura all’interno di Facebook. Tutto è partito da Twitter che in questi giorni, senza fare alcun tipo di distinzione tra i suoi utenti, ha deciso di intervenire in merito ad alcuni post del presidente degli Stati Uniti considerati contrari alle regole della piattaforma perché avrebbero incitato alla violenza. Il 29 maggio, un tweet del tycoon statunitense in risposta alle proteste sulla morte del cittadino afroamericano George Floyd è stato opportunamente oscurato. Qualche giorno prima, invece, erano stati segnalati degli interventi relativi al voto in California per posta, perché giudicati fuorvianti e basati su informazioni non del tutto veritiere. Diverso invece l’atteggiamento di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, il quale in queste ore sta facendo i conti con vibranti proteste dei suoi dipendenti.

L’imprenditore di New York, a differenza di Twitter (sul quale si è scatenata l’ira di Donald Trump) pare stia avendo un atteggiamento tollerante nei confronti delle uscite mediatiche dell’inquilino della Casa Bianca. Una strategia che non sta piacendo affatto ai suoi collaboratori, molti dei quali stanno palesando dei dubbi nei confronti del CEO di Facebook con dei post diffusi soprattutto su Twitter. In particolare, lo staff dell’azienda di Menlo Park non accetta il mancato intervento sulle dichiarazioni piuttosto forti che Trump sta divulgando proprio tramite FB.

Facebook non ha oscurato i post di Trump.

Questa scelta in realtà rispecchierebbe la posizione di Zuckerberg, il quale da sempre afferma che «i social non devono essere arbitri della verità». D’altronde, sono anni ormai che il fondatore della popolare piattaforma da un lato cerca di gestire con neutralità i post più delicati, e dall’altro periodicamente avvia delle campagne di immediata rimozione di pagine e profili che violano palesemente il regolamento del sito.

Dirigenti e staff di Facebook criticano l’atteggiamento timido di Zuckerberg verso Trump

Giorno dopo giorno si sta ingrossando l’elenco dei dipendenti di Facebook che protestano contro Mark Zuckerberg. Ryan Freitas, responsabile del design della bacheca del social network, ha affermato senza mezzi termini che il suo superiore sta commettendo uno sbaglio, aggiungendo che farà di tutto affinché cambi idea e modo di agire verso determinati contenuti. Al coro delle critiche si è aggiunto anche il direttore del design dei gadget Portal, Andrew Chow. Questi ritiene «inaccettabile» che una piattaforma consenta la pubblicazione di affermazioni non solo fuorvianti ma anche violente. E la regola deve valere per tutti, a prescindere che si tratti o meno di personaggi pubblici o di un certo rilievo politico.

Coronavirus: Facebook rimuove i post di Bolsonaro

Il movimento di protesta interno a Facebook ha registrato anche le adesioni del design manager Jason Stirman, del direttore del product management Jason Toff e della product designer Sara Zhang. Quest’ultima ha indirettamente confermato che ci sarebbe un gruppo interno all’azienda che starebbe palesando una certa preoccupazione per l’eccessiva tolleranza verso la pubblicazione di determinati contenuti come quelli di Donald Trump, ma nonostante ciò pare che Zuckerberg non voglia dare ascolto a queste rimostranze.

I collaboratori di Zuckerberg protestano.

Toff ha palesemente sottolineato che non si sente affatto orgoglioso per come si sta comportando l’azienda di Menlo Park, aggiungendo che lui e altri colleghi si stanno impegnando strenuamente per far valere le proprie ragioni. Anche Instagram si unisce alla schiera dei contrari alla politica morbida di Zuckerberg, con Sam Saliba che ha affermato: «Non agire significa avvalorare lo status-quo». E per questo ha anticipato che si batterà insieme altri collaboratori affinché vengano introdotti dei cambiamenti significativi.

La replica del fondatore di Facebook: «Dobbiamo consentire la massima libertà possibile»

Non si è fatta attendere la reazione di Mark Zuckerberg alle critiche rivoltegli da collaboratori e dipendenti. In un primo momento ha rilasciato alcune dichiarazioni a Fox News, dicendo in sostanza che le società private (come la sua) non dovrebbero arrogarsi il diritto di decidere cosa deve o meno circolare sul web. Una linea di pensiero che ha di fatto ribadito in un ulteriore chiarimento pubblicato su Facebook.

L’imprenditore statunitense si è detto innanzitutto contrariato da questa strategia retorica «divisiva e provocatoria», e poi però ha chiarito che deve mettere da parte le sue reazioni personali per dare la precedenza al suo ruolo di leader di una realtà che punta innanzitutto a garantire «libertà di espressione». Il CEO di Facebook ha spiegato che il suo social network deve assicurare a tutti gli utenti la piena libertà, escludendo solo i casi in cui si verifichino palesi violazioni delle linee guida della piattaforma.

Zuckerberg risponde alle proteste dei dipendenti.

Subito dopo ha chiarito di non essere affatto d’accordo col pensiero espresso da Donald Trump sul social, ma nonostante ciò le persone devono avere la possibilità di leggerle per poter «giudicare da sole», perché solo in questo modo, di fronte alla reazione pubblica, chi si trova in posizioni di potere può poi assumersi le responsabilità di ciò che ha detto. Dunque nessun passo indietro da parte di Zuckerberg, ma la conferma di quella che continuerà ad essere la strategia della sua azienda di fronte alle esternazioni degli utenti.

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