Zoom l’app per video conferenza di cui non conoscevate l’esistenza prima del covid19

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A causa dell’emergenza coronavirus, in questi giorni sono state scaricate diverse app per poter effettuare delle video conferenze a distanza,  tra le più scaricate c’è ‘’Zoom’’.

Prima del coronavirus, Zoom non era molto famosa. Spesso quando scarichiamo un’applicazione,  difficilmente andiamo a leggere le condizioni d’uso e le politiche inerenti alla privacy, diamo il nostro consenso velocemente con un click.

Andando a leggere attentamente, secondo Umberto Rapetto, esperto di cyber-security, non c’è solo la mole di dati che vengono concessi, eventuali violazioni della privacy di un utente, ma la cosa sorprendente di questa applicazione, è la possibilità per il capo ufficio di rilevare il grado di attenzione dei partecipanti al gruppo di lavoro virtuale o al meeting telematico.

Nel momento in cui si è invitati ad una video conferenza, scatta il controllo, se i cyber-convitati hanno lo Zoom Desk Client, a secondo se si è connessi dal Pc o dall’app in funzione e in primo piano.

Se ad un tratto l’utente riduce ad icona ‘’Zoom’’, per svolgere qualcosa altro, ha soltanto mezzo minuto di tempo per non essere scoperto.

Tutto questo funziona dal momento in cui l’invitato alla video conferenza, alla lezione, ha condiviso il proprio schermo, non è avvisato che è entrato in funzione il rilevatore dell’attenzione e non è escluso che tutte le immagini potrebbero essere registrate.

Quando diamo il consenso all’app, Zoom non solo registra i riferimenti personali dell’utente e l’indirizzo IP, anzi cattura altro, tra cui numeri di telefono nella rubrica, nomi, cognomi, indirizzi email, tutto questo anche se l’utente non ha registrato un account. Poi, l’accesso all’app come tante altre applicazioni, può avvenire anche con il proprio profilo Facebook, in questo caso racimola tutti i dati sulla pagina.

Questa applicazione che è decollata in tutto il mondo, nei giorni scorsi ha presentato un altro problema, durante una video conferenza di lavoro, poiché il collegamento alla chiamata è condiviso pubblicamente, chiunque è  in grado di accedere alla chat, alcune persone si sono visti apparire filmati pornografici, l’unico modo per fermare il filmato è stato l’interruzione istantanea della video conferenza; tutto è successo perché una volta che i troll sono li’, incominciano a condividere il loro schermo,  perché l’impostazione predefinita su Zoom consente a chiunque di condividere i propri schermi senza l’autorizzazione dell’host della chiamata.

Dall’attenta analisi della lettura della policy privacy, da parte di uno dei massimi esperti della cyber security in Italia, Umberto Rapetto, ha notato che in fondo alla pagina alla lettura della domanda ‘‘Zoom vende i  dati personali?’’ C’è una risposta sconcertante ‘Dipende cosa intendi per vendere’!

Ecco alcuni consigli per chi ha necessità di utilizzare Zoom, quando siete collegati in video conferenza, utilizzate un altro pc per inviare email, chattare, utilizzare altri documenti, evita di accedere all’app con il profilo Facebook, aggiorna spesso l’app per una maggiore tutela della tua privacy.

La società ha raggiunto 2,22 milioni di utenti attivi mensili nel 2020, le azioni di Zoom sono aumentate del 40% questo mese, nonostante una recessione dell’economia globale.

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