Zero Covid: la Cina non sa convivere col virus

Le città in lock-down e le persistenti politiche restrittive fanno supporre che la Cina non abbia ancora trovato la via per convivere col Covid

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La politica cinese del contenimento del Covid è quella di mantenere i casi positivi a zero. Però, ci sono problemi sia, a monte, legati alla bassa percentuale di anziani vaccinati e l’efficacia effettiva del vaccino Sinovac, sia riguardo le conseguenze economiche dei continui lock-down e delle politiche restrittive applicate dal governo cinese.

Cos’è la politica zero Covid?

La strategia di Pechino per contenere la pandemia è la cosiddetta: “dynamic Covid zero”. Con l’obiettivo di ridurre al minimo i nuovi contagi di corona virus e abbassare al contempo la pressione sul sistema sanitario. In Cina, a causa dell’aumento dei contagi degli ultimi mesi, perdurano le politiche restrittive e le chiusure selettive. Questa strategia è una sintesi dell’esperienza che la Cina ha avuto nell’affrontare la diffusione della variante Delta. A livello economico, lo scopo di questa strategia è quello di ridurre al minimo l’impatto dell’epidemia sull’economia, sulla società, sulla produzione e di bilanciare la prevenzione e il controllo di questa malattia con la stabilità socioeconomica.


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Quanto successo ha avuto la politica cinese zero Covid?

La Cina ha avuto un notevole successo nel contenere la prime ondate della pandemia. Infatti, secondo Our World in Data dalla fine del 2019, la Cina ha registrato poco più di 4.600 decessi. Mentre, negli USA quasi un milione di persone sono morte per il Covid. La strategia dynamic Covid-zero è una strategia di transizione da adottare dopo una strategia di contenimento di successo. Infatti, quando la barriera immunitaria della popolazione non è ancora stabilita a fronte di un rischio continuo di importazione e di un’elevata trasmissione di varianti. Il fulcro della strategia consiste nell’adottare misure per affrontare, con precisione, i casi localizzati di Covid interrompendo così la catena di trasmissione. In altre parole, la Cina ha adottato puntuali misure di prevenzione e controllo per individuare, controllare e curare le persone infette in ogni focolaio/cluster all’interno di una specifica regione geografica, per evitare di influenzare lo sviluppo sociale ed economico di altre regioni, in modo da ottenere il massimo effetto al minor costo.

La politica zero Covid è sostenibile?

Secondo il direttore generale dell’Oms la strategia cinese non è sostenibile. Perciò bisogna: “pensare a una strategia diversa, considerando il comportamento mutevole del virus in questo momento e quello che ci aspettiamo in futuro”. Inoltre, il “nuovo” contenimento deve agire nel rispetto delle persone e dei diritti umani. L’intervento di Ghebreyesus ha suscitato reazioni estreme del governo cinese che ha censurato i social, bloccando così sul nascere il dibattito sulla strategia zero Covid. Inoltre, il ministero degli Esteri cinese ha invitato il capo dell’OMS a evitare commenti “irresponsabili”. Mentre, il presidente Xi Jinping ha fatto leva sulla legittimità della sua leadership per proteggere le vite cinesi dalla pandemia.

Le conseguenze economiche delle strategia zero Covid

Il confinamento di ampi territori e aree metropolitane ha ed ha avuto conseguenze importanti sulla produzione industriale cinese. Il timore cinese consiste che tra una chiusura e l’altra il Paese non riesca ad implementare il rilancio industriale iniziato nel post pandemia. La perdurante chiusura della città dinamo della Cina, Shangai, ha messo in crisi un’economia che solo pochi mesi fa si era ripresa bene.

Le conseguenze sull’economia mondiale

Le misure di blocco sono efficaci per contenere la diffusione del virus, ma sono molto costose. I dati del Purchasing Manager Index (PMI), un indice globale della direzione prevalente delle tendenze economiche nei settori manifatturiero e dei servizi, mostrano che l’economia si sta contraendo al ritmo più veloce dal febbraio 2020. I modelli suggeriscono che una chiusura rigida della sola Shanghai potrebbe ridurre il prodotto interno lordo reale della Cina del 4%. E se le quattro città più grandi della Cina venissero tutte sottoposte contemporaneamente a lock-down, il PIL nazionale corretto per l’inflazione si ridurrebbe del 12%. Il trend mondiale riguardo la convivenza col virus è contrapposto a quello cinese. In quanto, la strategia ottimale sarebbe quella di chiudere i settori economici più alto rischio concedendo a decine di altri di continuare ad operare. 

Le preoccupazioni europee per la strategia cinese

Joerg Wuttke, presidente della Camera di Commercio Europea in Cina, ha presentato un sondaggio condotto a fine aprile tra i suoi membri. Il risultato mostra che 58% dei membri prevede che le misure adottate per combattere la Covid-19 provocheranno un calo del loro fatturato. E, che il 23% dei membri è pronto a “considerare” di trasferire almeno una parte dei propri investimenti in un altro Paese. “La Cina deve cambiare la sua politica, imparare a convivere con il Covid oltre che vaccinare l’intera popolazione. Ma, è vittima dei suoi successi passati (contro la variante Delta) e manterrà la sua politica zero-Covid”, ha dichiarato Wuttke.


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Quanto è grave l’attuale ondata?

L’ultima ondata di Covid è ampiamente diffusa in tutta la Cina ed è stata guidata in gran parte dalla variante Omicron. Decine di milioni di persone in Cina sono state messe in isolamento e si stanno effettuando test di massa. Ad inizio aprile, sono stati registrati circa 54.000 nuovi casi in tutta la Cina continentale.

Quali misure sta adottando la Cina?

Il governo di Pechino non vuole assolutamente che le nuove varianti si sviluppino diffondendosi rapidamente nella immensa popolazione cinese. Per questo, ha deciso che:

  • i viaggi da e verso la Cina sono strettamente limitati e ci sono restrizioni alla circolazione interna;
  • i viaggiatori provenienti dall’estero con il permesso di entrare in Cina vengono controllati e inviati in alberghi designati dal governo per una quarantena obbligatoria di almeno due settimane, seguita da un ulteriore periodo di monitoraggio;
  • verranno effettuati regolari programmi di analisi della comunità e, se saranno rilevate infezioni, i residenti possono essere sfrattati e inviati in strutture di quarantena (insieme a chiusure mirate delle aree);
  • tutte le attività commerciali non essenziali saranno chiuse, ad eccezione dei negozi di alimentari e di alcuni fornitori essenziali;
  • le persone con sintomi lievi non devono più recarsi negli ospedali designati, ma devono ancora isolarsi in strutture centralizzate;
  • i kit per l’autodiagnosi sono disponibili nei negozi di tutto il Paese e online, ma chi risulta positivo dovrà sottoporsi al test PCR.

Il costo di una strategia zero-COVID a lungo termine è elevato. Non si sa ancora se la Cina riuscirà a contenere la variante Omicron, altamente trasmissibile, con le strategie attuali. In ogni caso, il controllo della diffusione avrà un prezzo elevato. Soprattutto perché la Cina non è disposta a dipendere dai vaccini stranieri. Ma, questa decisione politica potrebbe costare molte vite o, in alternativa, portare ad ulteriori danni economici che potrebbero richiedere anni, se non decenni, per essere mitigati.