Yellen: l’economista di Biden contraria alle criptovalute?

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Janet Yellen

Janet Yellen, la prima donna segretario del tesoro della storia USA si è sempre espressa con toni aspri rispetto all’uso delle criptovalute.

Janet Yellen limiterà le criptovalute?

L’ex presidente della FED con molta probabilità sarà segretario del tesoro dell’amministrazione Biden nel momento in cui le criptovalute sono in espansione. Il boom delle piattaforme di scambio decentralizzate sta dando nuova linfa al mercato, le posizioni di Yellen limiteranno questa espansione? Contrariamente a quanto può trasparire dalle precedenti dichiarazioni Yellen potrebbe prendere atto dell’importanza degli asset digitali per l’economia USA.


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Gli attacchi al Bitcoin

Quando era presidente della FED, Janet Yellen rilasciò dichiarazioni forti nei confronti di Bitcoin considerato “tutt’altro che utile”. “È ben noto che per essere utile, una voluta deve essere una fonte stabile di valore, e il bitcoin è tutt’altro che questo“. Insomma fino a un paio d’anni fa Yellen era avversa alle criptovalute. “Non è utilizzato per molte transazioni, non è una fonte stabile di valore e non è un mezzo efficiente per elaborare i pagamenti. È molto lento nella gestione dei pagamenti. Ha difficoltà a causa della sua natura molto decentralizzata“. La posizione precedente si è quasi ribaltata in due anni: certo, la tecnologia delle criptovalute si è evoluta e le transazioni si sono velocizzate ma il cambio di rotta della Yellen è evidente.

Il rapporto conflittuale tra Yellen e le criptovalute

Insomma il rapporto tra Yellen e le criptovalute non è roseo ma negli ultimi tempi l’economista ha mostrato ampie aperture verso gli asset digitali: “Penso che sia importante considerare i benefici delle criptovalute e di altri asset digitali, e il potenziale che hanno per migliorare l’efficienza del sistema finanziario”. Insomma nelle audizioni al senato Yellen ha evidenziato le criticità del mercato, ricordando tuttavia le virtù. Il riciclaggio va limitato, sia nel caso dei paradisi fiscali sia se il mezzo dovesse essere un asset digitale e su questo la Yellen non ha dubbi: “Le criptovalute sono una preoccupazione particolare. Penso che alcune siano utilizzate almeno in senso transazionale principalmente per il finanziamento illecito e penso che dobbiamo davvero esaminare i modi in cui possiamo limitarne l’uso e assicurarci che l’antiriciclaggio non avvenga attraverso tali canali”.

Il Bitcoin e il riciclaggio

Nonostante la forte denuncia, l’amministrazione Biden dovrà rendere gli USA “leader nelle aree degli asset digitali e della tecnologia finanziaria” avviando uno sviluppo normativo rispetto alle  criptovalute “e altre innovazioni fintech” in collaborazione con la Federal Reserve. L’utilizzo del Bitcoin nel campo del riciclaggio e del finanziamento dei gruppi terroristi è difficoltoso. Infatti il sistema blockchain del Bitcoin assegna uno pseudonimo alla transazione, in tal modo il pagamento non è anonimo e si può risalire a chi lo ha effettuato. A ricordare questo particolare è Yaya J. Fanusie, ex esperto di controterrosimo e analista economico della CIA. Nonostante la precisazione di Fanusie va ricordato come l’utilizzo di altre criptovalute che garantiscono transazioni anonime per il riciclaggio o il finanziamento illecito è plausibile. L’anonimato può favorire il compimento di operazioni mirate ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni.

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