XXVIII Giornata mondiale del malato

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il sorriso del medico

La Giornata mondiale del malato è una ricorrenza della Chiesa cattolica romana. Fu istituita da papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1992, giorno anniversario dell’attentato alla sua vita. Il Santo Padre diede l’annuncio pubblico 28 anni fa con le seguenti parole: “Vi annunzio di aver istituito la Giornata Mondiale del Malato al fine di sensibilizzare tutto il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile al problema di una migliore assistenza ai malati”. Inoltre nel 2013 papa Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni nel corso di questo giorno di festa e ha citato come ragione del suo gesto proprio la sua salute in declino.  “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11, 28) è il messaggio scelto da Papa Francesco in occasione della prossima 28.ma Giornata mondiale del malato che ricorre l’11 febbraio. Queste parole esprimono la solidarietà di Gesù Cristo di fronte ad una umanità afflitta e sofferente. L’accento del Papa quest’anno, dunque, è sull’approccio al malato che richiede non solo la cura del corpo ma della persona nella sua integrità, in tutte le sue dimensioni relazionale, intellettiva, affettiva e spirituale.  Inoltre invita i medici e tutti gli operatori sanitari  a  “prendersi cura” anche della famiglia che chiede anch’ essa conforto e vicinanza in quanto fiaccata dalla prova della malattia del proprio caro.  Papa Francesco esorta anche i governi e le istituzioni a garantire le cure ai più deboli e ai più poveri in nome di una giustizia sociale, ringraziando soprattutto i volontari che, ad immagine del Buon Samaritano, suppliscono a carenze strutturali con gesti di vicinanza e tenerezza.

Queste illuminanti considerazioni nascono dal fatto che “nella malattia la persona sente compromessa non solo la propria integrità fisica ma anche la dimensione relazionale, intellettiva, affettiva e spirituale”. Da qui sorge la domanda: nel 2020 come si può definire la malattia e quale idea abbiamo della salute? La salute non è solo assenza di malattia e già nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la definisce come “stato di completo benessere fisico, mentale, sociale”. Per la prima volta si afferma che la salute è un diritto fondamentale della persona legato indissolubilmente all’alimentazione, all’istruzione, alla casa, alle risorse economiche, al lavoro, all’ambiente, alla giustizia e persino alla pace. Le malattie per grosse linee si dividono in due tipologie: trasmissibili cioè infettive e non trasmissibili. Le malattie trasmissibili provocate da killer esterni come virus e batteri oramai sono in declino da decenni in Europa (tranne in rare occasioni come l’attuale pandemia) grazie anche alle cure antibiotiche e alla campagne vaccinali rispetto al resto del mondo mentre le malattie non trasmissibili rappresentano circa l’80% delle patologie. Tra queste le malattie del sistema cardiocircolatorio come la cardiopatia ischemica e l’ ictus causano il 50% della mortalità globale della popolazione e il cancro circa il 20%. Al giorno d’oggi, dunque, in Europa i principali killer della nostra salute sono interni, sono cioè le nostre scelte di vita sbagliate come fumo, dieta errata, sedentarietà, abuso di alcool che sono infatti le principali cause delle malattie cardiovascolari e del cancro. Comunque grazie alle terapie sempre più all’ avanguardia la maggior parte di queste malattie da mortali sono diventate croniche cioè vengono curate per tutta la vita senza arrivare alla completa guarigione come le malattie cardiache, ictus, cancro, diabete, artrosi e malattie neuro-degenerative. Da ciò la necessità di un miglioramento della qualità di vita di questi pazienti, di queste persone che presentano spesso più malattie contemporaneamente per ristabilire un proprio personale equilibrio e per riconquistare un certo stato di salute. Per rendere possibile questo è necessario che ogni trattamento medico si basi su una buona relazione medico-paziente, sull’empatia, sull’ascolto e sul dialogo che annulli la distanza e favorisca un comune terreno di intesa. In contrapposizione alla medicina sempre più specializzata e settorializzata che spersonalizza il paziente riducendolo a un numero o ad una macchina in cui ciascuno si occupa del funzionamento di un pezzo (es: il cardiologo il cuore, il neurologo il cervello, lo pneumologo i polmoni) il filosofo tedesco Gadamer nel suo libro “Dove si nasconde la salute”, pubblicato nel 1994, propone un modello medico-filosofico in cui ogni trattamento o terapia deve essere rivolta all’uomo nella sua globalità e al mondo che lo circonda. Queste deduzioni sono molto simili alle parole del Papa Francesco in occasione della prossima 28.ma Giornata mondiale del malato.

Questo concetto va ricordato e stressato molto soprattutto oggi in cui si pensa di sostituire il medico vero con un Dottor Robot nel curare e comunicare diagnosi anche infauste ai poveri pazienti. Il Dott. Salvatore Milito in un articolo pubblicato su Cuore e Salute di dicembre 2019 racconta un fatto davvero inquietante a tale riguardo accaduto di recente presso l’Ospedale Kaiser Permanente Medical Center di Fremont in California. Il fatto è questo: un marchingegno su quattro ruote sospinto da una infermiera trasmette su un monitor l’immagine di un medico che comunica brutalmente ad un uomo di 78 anni, ricoverato in un letto del reparto di terapia intensiva, che non gli resta molto da vivere. La nipote presente, che lo accudiva, ovviamente ha rilasciato un’intervista al canale TV Fox News sull’accaduto provocando lo sdegno planetario.

Ma che fine hanno fatto le parole di conforto, di speranza e di partecipazione umana, valori fondanti della professione medica? Ricordiamoci, dunque, noi tutti medici e no che i malati sono “persone” come noi ed anche estremamente vulnerabili nel periodo della loro malattia. Ricordiamocelo in particolar modo oggi che è la Giornata mondiale del malato e ogni giorno e cerchiamo di fare del nostro meglio con loro come il Buon Samaritano.

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